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Dare del tu alla luna e al cielo: tra poesia e preghiera

Dare del tu alla luna e al cielo: tra poesia e preghiera Dare del tu alla luna e al cielo: tra poesia e preghiera

Dare del tu alla luna e al cielo: tra poesia e preghiera 

Il teologo Giannino Piana propone una riflessione sul libro di Anna Maria D’ambrosio Vergine luna. Il tu nella poesia e nella preghiera.


Poesia e preghiera (ma anche filosofia che nella classicità non è da esse disgiunta) appaiono, a un primo accostamento, esperienze legate a situazioni diverse, e non dunque immediatamente convergenti. Ma se si scava in profondità – come avviene in questo suggestivo libro di Anna Maria D’Ambrosio – i punti di contatto, soprattutto a proposito della loro genesi e della loro struttura di fondo, non sono pochi e lasciano intravedere radici comuni. A rendere trasparente questa affinità è infatti la ricerca di un interlocutore, di un “tu” a cui rivolgersi, e che rinvia come riferimento obbligato al nucleo originario del “sacro”.

Entrambe le esperienze nascono dal confronto con la precarietà della condizione umana e sono animate dalla ricerca di un senso che è possibile scoprire solo vincendo la sterilità di un processo intellettualistico di lettura della realtà e dalla capacità di fare spazio alla “nostalgia per una dimensione superiore dell’essere” e di ricuperare l’“armonia perduta” mediante  l’apertura a una trascendenza con la quale l’orante spera di “stabilire un contatto”. La forma dialogica che accomuna ambedue le esperienze e che fa uso di un linguaggio simbolico, aperto ed evocativo, trova espressione in una varietà di modi di vivere l’incontro con il “tu” che corrispondono, oltre che alla specificità di ciascuna delle due forme, anche alla diversa sensibilità dei vari autori prescelti.

Anna Maria D’ambrosio raccoglie, nelle due parti in cui si struttura il volume, alcuni modelli significativi, che illustrano, in modo efficace, la plausibilità di questa tesi. Ella passa anzitutto, in rassegna, nella prima parte, alcune opere di poeti moderni (e contemporanei) nei quali la modalità dell’approccio al “tu”, il vero protagonista del libro, è legata alla sua diversa identità e alla molteplici sue possibili declinazioni. Mentre dedica la seconda parte alla presentazione di una serie di testi religiosi appartenenti a diversi generi letterari – dai Salmi al Padre nostro, dalle laudi fino ad inni derivanti da altre tradizioni religiose – che rendono manifesta la dinamica relazionale sottesa alla preghiera.

Un dittico prezioso all’interno del quale acquistano risalto anzitutto testimonianze straordinarie come quelle di alcune liriche di Leopardi – da Le ricordanze al Canto di un pastore errante nell’Asia, passando attraverso L’Infinito, Alla luna, Sabato del villaggio, A Silvia, Il passero solitario – nelle quali la luna, che è qui il “tu” con cui il poeta dialoga e che riveste i tratti di personaggio simbolico umanizzato, irrompe con il suo incanto nella notte, alimentando un ardente desiderio di bellezza e di infinito. O emergono figure diverse del “tu” – da quella obliqua della Dickinson a quella appassionata di Yeats e a quella taciturna di Pavese – che alludono a situazioni umane faticose nelle quali si manifestano le ferite dell’anima. O, prendono, infine, corpo esperienze come quella di Rilke che, lamentando la caducità della vita umana su cui grava l’ombra incombente della morte, trova in sé, in un “tu” allo specchio, la risposta al tormento del mistero dell’essere nel valore assoluto della poesia; e come quelle di Antonia Pozzi e di Anna Maria Ortese, le quali pur percorrendo sentieri diversi, convergono nella ricerca di un interlocutore che ha i lineamenti dell’assenza, provocando malessere esistenziale o perdendo l’io nella solitudine, non senza che venga meno del tutto lo spazio per l’invocazione.

In quest’ultimo spazio si inserisce la preghiera, che è oggetto della seconda parte del libro, e il cui segreto sta nel fatto che il dialogo con il “tu” il quale non cessa di essere un “tu” assente, si arricchisce – come avviene nei Salmi – di uno sguardo positivo sulla realtà, grazie al quale il contrasto tra l’immensità e la bellezza del creato e la precarietà umana è riscattato dalla promessa di una intimità con Dio; o – è questo il caso delle Confessioni di Agostino – dalla possibilità di intrattenere con lui un dialogo appassionato, ripercorrendo le tappe della propria esistenza e invocando la luce che da lui viene per indagare le verità ultime. La modalità con cui ci si rivolge al “Tu” divino, che rivela la sua paternità, si colora di connotati diversi: dalla supplica all’intercessione e al ringraziamento, come ci insegna il Padre nostro, la preghiera per eccellenza del cristiano. Un posto importante occupa in questo quadro la Lauda, dove grande rilevanza devono essere assegnate al Canto delle creature di Francesco, che fa della presenza divina la ragione della bellezza del creato e del riscatto di ogni esperienza umana, non escluse la sofferenza e la morte, e a Donna de Paradiso di Jacopone da Todi, in cui il dolore di Maria raggiunge un livello di intensità spirituale difficilmente superabile.

Molti sono i richiami cui Anna  Maria D’Ambrosio rinvia, non ultimi quelli che hanno a che fare con le grandi tradizioni religiose di ogni tempo e di ogni latitudine terrestre – dal mondo pagano a quello dei Maya dello Yucatan e a quello islamico accomunati al riguardo della simbologia della luce – e molti i modi di intendere la festività come tempo speciale riservato alla preghiera. Ciò che in ogni caso distingue il “pregare”, e che connette alla preghiera la poesia, è l’esperienza di un “tu” insieme vicino e lontano, presente e assente. Un “tu” che si fa incontrare ma che esige di essere accostato con quel pudore che impone di arrestarsi sulla soglia del mistero per non violarlo. Un “tu” che, in definitiva, è possibile conoscere solo in quel silenzio delle parole e degli atti proprio della mistica, il quale solo consente di spingersi nella profondità delle cose e degli eventi e di essere proiettati al di là di essi.

GIANNINO PIANA

Vergine Luna

Il tu nella poesia e nella preghiera

di Anna Maria D'Ambrosio

editore: Interlinea

pagine: 152

«Che fai tu, luna, in ciel? dimmi, che fai, / Silenziosa luna?» Nell’atto dello scrivere a chi si rivolge il poeta? E a chi si rivolge il fedele in preghiera? Entrambi parlano a un “tu” che non hanno davanti a sé, quindi di fatto a un interlocutore assente, che rappresenta l’Altro rispetto all’io. Le pagine di questo libro, Vergine luna di Anna Maria D'Ambrosio, accompagnano in un itinerario affascinante alla ricerca del vero interlocutore nella poesia (da Leopardi a Emily Dickinson, da Rilke ad Antonia Pozzi) e nella preghiera (dai Salmi al Padre nostro, dalla lauda alle Confessioni di sant’Agostino e al “Tu” dei mistici, fino all’apostrofe irriverente di Baudelaire all’«ipocrita lettore, mio simile, fratello!»).«La rassegna proposta deriva da una lettura trasversale di poesie e preghiere alla ricerca dell’interlocutore, al fine di giungere a uno schema interpretativo applicabile a una serie illimitata di testi. Le liriche e le preghiere scelte configurano un campo di indagine non esaustiva ma rappresentativa del discorso lirico e della preghiera. Da segnalare il diverso atteggiamento nei confronti dell’ipotetico interlocutore: la preghiera ha fede in lui, la poesia lo ricerca trovandolo, di volta in volta, nei soggetti più disparati» (Anna Maria D'Ambrosio).

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