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Pasolini al tempo degli youtuber

Estate 2019: il consueto tormentone estivo lanciato dall’eclettico youtuber Fabio Rovazzi assieme a Loredana Berté e J-Ax risuona da tutte le radio italiane. Si intitola Senza pensieri ma, al di là della melodia apparentemente leggera e scanzonata, il testo vuole porre una questione tutt’altro che spensierata. «Senza pensieri / nessuno vuole problemi / solo fake news e clickbaiting / […] basta solo non pensare / il mondo finirà / non ti devi preoccupare / pronti con la prova costume per il riscaldamento globale». È il potere del consumismo di massa, come arma di distrazione di massa, il vero argomento del tormentone, mentre il video del brano, rilanciato su ogni social network, raffigura una realtà postapocalittica molto (troppo) realistica, popolata da automi «senza pensieri», appunto. Un topos, probabilmente, ma che ci riporta inevitabilmente a Pier Paolo Pasolini e alla sua riflessione sulla civiltà dei consumi. La illustra bene Antonio Tricomi nel suo saggio su Pasolini e il culto del capitale incluso nell’ultimo numero di “Autografo” (61, 2019) curato da Matteo Cazzato e Matteo Quinto, un numero monografico interamente dedicato all’opera pasoliniana.

Tricomi ci ricorda come negli Scritti corsari il grande poeta abbia chiaramente posto le principali questioni per una critica spregiudicata al «nuovo potere consumistico»: una critica di straordinaria attualità, che sembra cucita addosso ai tempi che stiamo vivendo, e a cui non possiamo che essere debitori quando poniamo la questione del consumismo come strumento sedativo. Pasolini, osserva il critico, descrive «un mondo degradatosi a un dispositivo di elargizione d’irrealtà al quale, spossessati di sé e ridotti ad automi richiesti di fruire le false immagini del vero imposte loro, gli individui devono un’annichilente ubbidienza assoluta». Per questo, il grande intellettuale non esita a suggerire un’inedita alleanza culturale tra quanti avversano questo scenario «irreligioso; totalitario; violento; falsamente tollerante, anzi, più repressivo che mai; corruttore; degradante» e una Chiesa finalmente liberata dalla sua «lunga storia di Potere». Curioso: il video di Senza pensieri si chiude con un don Matteo, ovviamente interpretato da Terence Hill, che giunge in aiuto a Rovazzi ormai disincantato di fronte alla spaventosa realtà del presente.

Queste e altre suggestioni – anche meno avventate, sicuramente – possono giungere dalla lettura di Fra realtà e linguaggi nell’opera di Pasolini, un testo che fa il punto sulla produzione artistica del grande intellettuale italiano fra letteratura, cinema e arti visive.

Fra realtà e linguaggi nell'opera di Pasolini

Autografo 61

rivista: Autografo

pagine: 192

Il punto su Pasolini tra letteratura, cinema e arti visive. Gli interventi del convegno tenutosi presso il Collegio Ghislieri di Pavia nel marzo del 2018 trattano vari aspetti della poliedrica attività dello scrittore e regista: dalla «rivelazione della carne» e i linguaggi dell’eros nel suo cinema (R. Chiesi, C. Boatti, T. Subini), alla simbologia dionisiaca (B. Roberti); dalla presenza dei classici (A. Beltrametti) e del pensiero e del lessico freudiano (S. De Laude) alle citazioni del Manierismo pittorico (M.A. Bazzocchi); dai tratti stilistici (R. Donnarumma, S. Agosti, M.A. Grignani) al rapporto tra la produzione dell’autore e la realtà storico-politica da lui descritta (A. Tricomi).  

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