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La poesia rinfresca. Ricordo di Giovanni Orelli

La poesia rinfresca. Ricordo di Giovanni Orelli

 

Proponiamo l’articolo scritto dal poeta Alberto Nessi in occasione della presentazione a Lugano del volume dell’Opera poetica (con inediti) di Giovanni Orelli edito da Interlinea. All’evento alla Casa della Letteratura, con letture di Guido Pedrojetta, hanno partecipato Pietro Gibellini, Uberto Motta, Fabiano Alborghetti e Maria Grazia Rabiolo, che partendo dal primo libro di Orelli pubblicato da Schewiller e arrivando a quest’ultimo ha ricordato quanto diceva Maria Corti sull’editore di Interlinea quale «vero erede di Vanni Scheiwiller nella piccola editoria di poesia e qualità letteraria in Italia».

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 Può, la poesia, combattere la forza oscura che abita l’uomo – specialmente l’uomo che invecchia – e gli dà malinconia, disgusto, stanchezza? Può essere un’alternativa al malandazzo dei tempi, all’opacità dei giorni, all’appassimento? Io credo di sì: la poesia rinfresca, come un ramo di corniolo in fiore.In questi giorni l’occasione di darci una rinfrescata è offerta dalla casa editrice Interlinea di Novara che pubblica tutta L’opera poetica di Giovanni Orelli, un volume di ben 670 pagine. Da leggere poco per volta, dunque, perché la poesia è da delibarea piccole dosi, come un buon liquore.

Mi preme dire cheveramentenon avrei l’attitudine per parlare in modo imparziale della poesia di Giovanni, perché anch’io scrivo versi, faccio parte della confraternita;e come ha detto Eliot, il poeta che diventa critico cerca sempre di difendere il genere di poesia che scrive.

Dunque parlo di lui semplicemente in veste di amico; e cito Eliot perché mi ricordo di averlo adocchiato nel suo studio di via del Tiglio, nella marea di libri accatastati sulla scrivania.Giovanni Orelli era un supercitazionista e rivendicava la necessità di riusare le parole degli altri.Mi limito a fare due esempi: Né timo né maggiorana, del 1995, è una citazione di Montaigne e il titolo della raccolta inedita, O imaginativa che,è preso a prestito a Dante. Pietro Gibellini, nella sua introduzione al libro che va oggi in libreria, parla di lui come di un “lettore onnivoro e esigente” che “considera il patrimonio letterario accumulato cosa sua,fosforo della sua mente e saliva della sua lingua”.

In questo ricco volume – un corpus poetico di ben ottomila versi – il lettore avrà agio di farele sue scelte. Funambolico, virtuoso della lingua, affascinatodalla parola letteraria, ma anche dalla parlata popolare, Orelli ha molto frecce al proprio arco e sa giostrare con maestria tra sonetto e quartina, lingua e dialetto, filastrocca e sentenza, alto e basso. È poeta arguto, esuberante, talvolta ridondante; in possesso diuna vena erotica che sgorga qua e là, parallelamente a quella civile, come un’acqua carsica che viene alla luce da rivoli sotterranei.

Autore di parecchie raccolte poetiche, ci halasciato anche numerosi inediti che il lettore potrà scoprire in questa bella edizione. È difficile scegliere: ma per meil miglior Giovanni Orelli è quello degli affetti familiari, degli incontri quotidiani sul treno (la “tusa biunda” che veniva dal Friuli, per esempio),degli episodi ambientati nei luoghi dove ha vissuto ( la morte di Hans Gut,anni 92, che abitava in via del Tiglio), delle stoccate politiche, del parlar materno: quello che mi dà emozioni. Perché se la poesia non commuove vuol dire che è priva di significato, per citare ancora una volta Eliot, così amato da Orelli. Rileggendolo, mi sono anche divertito: ed è raro che uno si diverta a leggere le poesie del nostro tempo…

Ho sorriso, scorrendo le quartine affettuoseper i nipotini; mi sono stupito davanti a funambolici giochi di parole e all’arte combinatoria dell’Eterno imperfetto, mi sono sentito ignorante di fronte al fuoco d’artificio delle citazioni. L’ostico dialetto bedrettese di Sant’Antoni dai Padü mi ha toccato: perché la poesia dell’autore, trattandodei momenti fondamentali di “nascita , copula e morte”, affonda la sua lama nella vita. Una poesia nutrita di immaginazione e memoria, ironia e amarezza, cultura e natura.

Alla fine del libroho ripensato a una delle ultime volte che vidi l’autore di questi versi: eravamo sull’Intercity in partenza dalla Stazione Centrale di Milano per Chiasso e Giovanni voleva offrirmi un fiato di vino, come si dice in dialetto: un po’ come facevano gli emigranti italiani che viaggiavano in terza negli anni cinquanta. Tirò fuori la bottiglia di rosso acquistata in un supermarket, ma non aveva il cavatappi. E coi denti non ce la facemmo…Non ricordo più come riuscimmo a stapparla: ma so chequella circostanza me lo rese fraterno.

 
Alberto Nessi

“la Regione”, 4 marzo 2020


Ricordiamo i  libri di Giovanni Orelli pubblicati da Interlinea:

L'opera poetica, con indediti (Interlinea 2019)
Pane per Natale. Racconti
(Interlinea 2018)
Accanto a te sul pavimento. Poesie dedicate ai bambini (Interlinea 205)
Quartine per Francesco. Un bambino in poesia (Interlinea 2004)




L'opera poetica

Con indediti

di Giovanni Orelli

editore: Interlinea

pagine: 720

In un solo libro l’intera opera di un autore di cui non si può fare a meno perché come pochi altri ha saputo raccontare in poesia la sua svizzera tra valli e città, l’amore familiare tra eros e thànatos e la passione per i libri. Giovanni Orelli (1928-2016) è stato «scrittore versatile e uomo intero», ma anche «poeta-profeta», come lo descrive Pietro Gibellini nell’introduzione. Partendo dalla narrativa e dalla critica militante è arrivato alla poesia con una parola che sempre salva perché «guizza dal cervello al cuore».

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