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Le cento più belle poesie d'amore italiane

Le cento più belle poesie d'amore italiane Le cento più belle poesie d'amore italiane
Le grandi voci poetiche di ieri e di oggi in un'antologia illustrata per San Valentino, ora in libreria e sul nostro shop in una nuova edizione.
Da Guido Cavalcanti a Dante Alighieri, da Francesco Petrarca a Ludovico Ariosto, da Giosue Carducci a Umberto Saba arrivando fino a Fabrizio De André.

«E tu che con gli occhi di un altro colore / mi dici le stesse parole d’amore» canta De André in 
Amore che vieni amore che vai, inserita da Guido Davico Bonino in questa raccolta d’autore sul sentimento più intenso dell’uomo. Dalla donna stilnovista di Dante che «tanto gentile e tanto onesta pare» al «pianger d’amore» di foscoliana memoria, le cento più belle poesie d’amore qui raccolte dalla tradizione italiana cullano «le dolcezze amorose» e danno voce anche al momento dell’addio, come confessa Alda Merini dopo che «tu mi hai tutta predata vorticoso / come un vento selvaggio». Ma resta sempre l’illusione che «amore che fuggi da me tornerai». 

PAOLO ROLLI
Solitario bosco ombroso,
a te viene afflitto cor,
per trovar qualche riposo
fra i silenzi in quest’orror:

ogni oggetto ch’altrui piace, 
per me lieto più non è:
ho perduta la mia pace,
son io stesso in odio a me.

La mia Fille, il mio bel foco,
dite, o piante, è forse qui? 
Ahi! la cerco in ogni loco;
e pur so ch’ella partì.

Quante volte, o fronde grate,
la vostr’ombra ne coprì:
corso d’ore sì beate 
quanto rapido fuggì!

Dite almeno, amiche fronde,
se il mio ben più rivedrò:
ah! che l’eco mi risponde,
e mi par che dica no. 
Sento un dolce mormorio;

un sospir forse sarà:
un sospir dell’idol mio,
che mi dice: tornerà.

Ah! ch’è il suon del rio, che frange 
tra quei sassi il fresco umor;
e non mormora, ma piange
per pietà del mio dolor.

Ma se torna, vano e tardo
il ritorno, oh dèi! sarà; 
ché pietoso il dolce sguardo
sul mio cener piangerà.

«[...]È molto facile irridere all’esperienza amorosa arcadica come a un complesso di ricerche, condizionate, sin dall’esordio, da un rigido statuto di convenzioni, che dovevano essere rispettate a ogni costo. Sta di fatto che una ricca ispirazione erotica è alla base di alcune piene riuscite espressive, come nel canzoniere del romano-cosmopolita Paolo Rolli, in cui le frequentazioni di cultura europea, una ben assorbita lezione di classici (da Tibullo a Catullo), una straordinaria sensibilità ai valori fonici e ritmici della scrittura partoriscono elegie, endecasillabi, canzonette di terso nitore e di un altamente controllato ed elegante pathos.[...]»

GIACOMO LEOPARDI
Alla sua donna

Cara beltà che amore
lunge m’ispiri o nascondendo il viso,
fuor se nel sonno il core
ombra diva mi scuoti,
o ne’ campi ove splenda 
più vago il giorno e di natura il riso;
forse tu l’innocente
secol beasti che dall’oro ha nome,
or leve intra la gente
anima voli? o te la sorte avara 
ch’a noi t’asconde, agli avvenir prepara?

Viva mirarti ormai
nulla spene m’avanza;
s’allor non fosse, allor che ignudo e solo
per novo calle e peregrina stanza 
verrà lo spirito mio. Già sul novello
aprir di mia giornata incerta e bruna,
te viatrice in questo arido suolo
io mi pensai. Ma non è cosa in terra
che ti somigli; e s’anco pari alcuna 
ti fosse al volto, agli atti, alla favella,
saria, così conforme, assai men bella.
[...]

"[...] «Situazioni, affezioni, avventure storiche del mio animo» chiamò, almeno in parte, Leopardi le sue poesie: ma ciò che è eccezionale è il rilievo assoluto e la significanza piena che la confessione e lo sfogo dell’io interiore assumono, quanto più, paradossalmente, sono tradotti in «movimenti pieni di pathos» e in «immagini affettuose». Gli affetti, e primo fra tutti l’amore come «inganno estremo», inutile a colmare «l’infinita vanità del tutto», fanno la loro comparsa nei Canti: ma altre fonti d’ispirazione hanno in loro maggiore risonanza.
La scoperta dell’esistenza come indefinitezza che affascina e sgomenta; lo struggimento per la labilità di un presente presto inghiottito nel passato; la resistenza alla fuggevolezza del tempo nel ricordo; il franare delle speranze innanzi alla resa dei conti con un’esistenza spesa invano: queste – e si prova impaccio a inaridirne la vitalità e la ricchezza di sfumature nella mortificante piattezza di un arido elenco – alcune delle costanti tematiche della poesia leopardiana, espresse secondo quella straordinaria tensione affettiva che «abbagliando, meno persuade e muove più, e più dolcemente massime nel tenero» (sono parole sul Petrarca dello stesso poeta, ma valgono ben per lui).
È chiaro che, dinnanzi alla statura di Leopardi, tutta la poesia che si scrive in Italia a partire dal 1840 in poi (la morte del poeta è del ’37) riesce di un’evidente angustia.[...]"



Le cento più belle poesie d’amore italiane

Da Dante a De André

a cura di Guido Davico Bonino

editore: Interlinea

pagine: 184 + XVI

Una raccolta d’autore sul sentimento più intenso dell’uomo, nella nuova edizione 2021

Le cento più belle poesie d'amore italiane

Da Dante a De André

a cura di Guido Davico Bonino

editore: Interlinea

«Quei giorni perduti a rincorrere il vento, / a chiederci un bacio e volerne altri cento, / un giorno qualunque li ricorderai,

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