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Editoria malata di Covid: ma alla politica interessa?

Editoria malata di Covid: ma alla politica interessa? Editoria malata di Covid: ma alla politica interessa?
Dalla rivista "Vita e pensiero", articolo di Roberto Cicala

Diario della crisi di un settore centrale per la cultura: i dati, le prospettive e i possibili scenari dell’autunno. Fra trasformazione digitale non più rinviabile e predominio di Amazon da arginare in un Paese non strutturato, occorre
sperimentare rinnovando un patto di sostenibilità e il valore della mediazione.

«"Il momento disperato in cui si scopre che quest’impero che ci era sembrato la somma di tutte le meraviglie è uno sfacelo senza fi ne né forma, che la sua corruzione è troppo incancrenita" non è apparso più una lontana
fantasia rileggendo, durante il lockdown sanitario, le pagine in cui Marco Polo riferisce a Kublai Kan le sue visite alle Città invisibili. I protagonisti di Italo Calvino tra "le carte delle città che minacciano negli incubi e nelle maledizioni" sembrano presagire l’inimmaginabile e imprevedibile Coronavirus che ha devastato salute, economia e le stesse abitudini della vita sociale in cui rientra anche quell’industria dell’artigianato culturale e intellettuale rappresentata dall’editoria.
L’improvvisa sparizione di 8 milioni di copie, quelle vendute in meno tra marzo e aprile nel solo settore della saggistica e della fiction con circa 134 milioni di euro di fatturato persi, ha sconvolto un simbolo dell’"ordine prestabilito, pensato, misurato e per ciò stesso umano", come Valentino Bompiani defi niva il libro, divenuto invece testimone del disordine suscitato dal nuovo spettro che si è aggirato per l’Italia, con oltre 35 mila decessi nel primo semestre di pandemia che non valgono tutti i volumi del mondo: una tragedia epocale».

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