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Natalia Ginzburg

Natalia Ginzburg
autore
Interlinea
Natalia Ginzburg (Palermo 1916 - Roma 1991) si forma nell’ambiente degli intellettuali antifascisti torinesi; seguendo le orme del primo marito Leone Ginzburg entrò a far parte della casa editrice Einaudi. Nel 1942 pubblicò il primo romanzo, La strada che va in città, firmato per motivi razziali con lo pseudonimo di Alessandra Tornimparte, a cui seguirono poi altri racconti raccolti in Cinque romanzi brevi (1964). Autrice dei romanzi Tutti i nostri ieri (1952), Caro Michele (1973), La città e la casa (1984), scrisse anche opere che si inseriscono fra il saggio e il racconto autobiografico come Le piccole virtù (1962) e Lessico famigliare (1963) e, tra il saggio e il romanzo, La famiglia Manzoni (1983). Per il teatro compose diverse commedie riunite nei volumi Ti ho sposato per allegria e altre commedie (1966) e Paese di mare (1973). Pubblicò anche raccolte di articoli e saggi Mai devi domandarmi (1970) e Vita immaginaria (1974). Nel 2016, nella ricorrenza del centenario della nascita, è stata edita la raccolta di testi per lo più inediti Un’assenza. Racconti, memorie, cronache 1933-1988.

Libri dell'autore

Le rose di Natale

Scrittrici italiane raccontano

a cura di Antonia Arslan, Silvia Avallone, Isabella Bossi Fedrigotti, Contessa Lara, Grazia Deledda, Natalia Ginzburg, La marchesa Colombi, Dacia Maraini, Ada Negri, Margherita Oggero, Diletta Rostellato

editore: Interlinea

pagine: 144

Il Natale è il ricordo di una «felicità possibile», una canzone, una promessa, anche un mazzo di rose per le scrittrici italiane dall’Unità ad oggi, che qui raccontano il loro 25 dicembre. Contraddittoria «realtà sempiterna divina e umana», attraverso lo sguardo femminile ogni natale porta con sé ricordi, angosce, incomprensioni e dolori: dalle tinte fosche della Marchesa Colombi alle visioni di Grazia Deledda e Contessa Lara, dalle disillusioni di Natalia Ginzburg ai ricordi Di Dacia Maraini, Margherita Oggero e Isabella Bossi Fedrigotti. E quando non c’è nessun regalo da scartare, come accade ai personaggi dell’ultimo crudo e provocatorio racconto di Silvia Avallone, le rose di Natale dimostrano tutte le loro spine.
 

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