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Il fenomeno del brigantaggio nel 160° dell’Unità d’Italia: un discorso ancora attuale?

Il fenomeno del brigantaggio nel 160° dell’Unità d’Italia: un discorso ancora attuale? Il fenomeno del brigantaggio nel 160° dell’Unità d’Italia: un discorso ancora attuale?

Quando si parla di un tema che da sempre è oggetto di numerose interpretazioni, diverse o addirittura opposte tra loro, è necessario partire dalle fonti. Tra le prime cose da fare, quando si prende in mano un saggio, è andare in fondo al libro e vedere la bibliografia e le fonti utilizzate per la sua composizione.

Facciamolo anche noi: sono indicati fondi d’archivio, cronache e memorie di autori coevi al fenomeno, atti ufficiali e documenti pubblici, giornali, periodici, riviste e, naturalmente, un’abbondante bibliografia. Da questo punto di vista siamo rassicurati. Andiamo allora a vedere il comitato scientifico della collana (“Studi”) in cui è stato pubblicato e leggiamo alcuni nomi: Alessandro Barbero (Università del Piemonte Orientale), Giancarlo Andenna (Accademia Nazionale dei Lincei), Angelo Bianchi (Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano), Carlo Brusa (Università del Piemonte Orientale), e la lista è ancora lunga, ma possiamo già fermarci, anche qui siamo rassicurati. Bene, ora sappiamo che il saggio è attendibile, che è basato sulla rigorosità e sulla scientificità della ricerca, nonché su di un altamente qualificato sistema di peer review. Ora sappiamo che, per quanto l’argomento potrà essere controverso e dibattuto, possiamo ancorarci al porto sicuro della storiografia, lasciando al largo interpretazioni e racconti.

Era davvero necessaria questa premessa? Credo di sì, perché il fenomeno del brigantaggio che Marco Vigna ci racconta nel suo Brigantaggio italiano. Considerazioni e studi nell’Italia unita è ancora oggi, a 160 anni dall’Unità d’Italia, al centro di dibattiti che nei decenni hanno caratterizzato il nostro Paese, come il discorso sulle mafie, sul rapporto tra Nord e Sud, sulla stessa Unità nazionale. Parlare di brigantaggio ancora oggi è importante per comprendere più a fondo il nostro Paese nelle sue innumerevoli facce e nelle sue interconnessioni, partendo proprio da ciò che fu in concreto il brigantaggio, e cioè non «un impulso generoso di ribellione contro la povertà e la disuguaglianza, contro l’avidità della classe dirigente e l’oppressione di uno stato lontano e indifferente […], ma innanzitutto un fenomeno criminale di straordinaria e gratuita ferocia», come ci spiega Alessandro Barbero nella sua presentazione.

Parlando poi della subcultura brigantesca, del rapporto tra brigantaggio e mafie, delle connivenze e dei contrasti del fenomeno nella società meridionale e delle numerose interpretazioni di cui è stato oggetto negli anni (e del perché nascono queste interpretazioni).

Marco Vigna, grazie al suo lavoro, riporta alla luce il brigantaggio per quello che è. Per anni si è guardato a questo fenomeno sociale, antropologico e storico cercando di cogliere in esso una legittimazione al proprio modo di vedere i fatti della storia, creando interpretazioni che via via ne hanno oscurato l’importanza che riveste nella storia del nostro Paese, liquidandolo spesso a un discorso tra “buoni e cattivi”, tra “Nord e Sud”, tra “potere centrale e potere locale”.

E questo continuerà ad accadere, è inevitabile, almeno fino a quando alcune ferite rimarranno aperte, ed è solo raccontando il fenomeno dal punto di vista della storiografia che si possono porre le basi affinché questo discorso possa aiutarci a capire, ancora più profondamente, il nostro Paese, la sua contemporaneità e la sua storia.

Articolo di Giacomo Rebecchi

 

Immagine: La cattura del capo brigante Alessandro Massaroni a Monticelli ad opera di truppe congiunte napoletane, pontificie e austriache - Bartolomeo Pinelli (1781-1835).


Brigantaggio italiano

Considerazioni e studi nell’Italia unita

di Marco Vigna

editore: Interlinea

pagine: 560

Un libro sul fenomeno del brigantaggio nell'Italia Unita, con presentazione di Alessandro Barbero. Un vivido ritratto del Meridione nell’Ottocento, tra galantuomini, veri e propri burattinai delle compagnie brigantesche, cafoni e semplici cittadini vittime delle violenze, con uno sguardo originale su un problema attualissimo e irrisolto: quello delle mafie.

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