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L'eredità di Dante Graziosi dagli animali alla letteratura: un testimone dei valori e della tradizione novarese

L'eredità di Dante Graziosi dagli animali alla letteratura: un testimone dei valori e della tradizione novarese L'eredità di Dante Graziosi dagli animali alla letteratura: un testimone dei valori e della tradizione novarese

Sabato 18 giugno un convegno al Broletto per ricordare il veterinario-scrittore e la sua Topolino amaranto

Sabato 18 giugno alle ore 10 l'Arengo del Broletto ospita un incontro in omaggio del novarese Dante Graziosi, una figura eclettica legata al nostro territorio e da tutti ricordata con affetto. In occasione dei 30 anni dalla scomparsa, il Comune di Novara in collaborazione con l'Ordine Provinciale dei Medici Veterinari, la Previdenza dei Medici Veterinari e la Federazione Nazionale Ordini Veterinari Italiani, organizza e promuove questa iniziativa per ricordare la vita e la carriera di Graziosi. Introduce Fabrizia Canepa, presidente dell'Ordine e intervengono Gianni Mancuso, Roberto Cicala, Ivo Zoccarato, Flaminio Addis, Emilio Bosio e Valentina Graziosi. In concomitanza all'anniversario in occasione del del trentennale di fondazione di Interlinea, è stato pubblicato un’edizione esclusiva a tiratura limitata del libro Una Topolino amaranto. Ricordi di un medico degli animali che è stato il primo titolo della casa editrice. Dapprima veterinario e docente universitario si dedica alla politica per vocazione, fino ad avvicinarsi alla letteratura per dare voce al proprio territorio e ai valori genuini ad esso legati. Un percorso che riconduce alle radici natali e che trova nella parola scritta il mezzo per esprimere un senso di appartenenza e un profondo rispetto per la tradizione locale; nei testi di Graziosi si ritrova la vita genuina che rimane impressa nei ricordi, «un mondo di fatiche e di privazioni ma che certamente merita di essere documentato, nel suo linguaggio, nelle sue tradizioni, nelle sue storie.»

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*Le copie del volume saranno disponibili per la stampa in sede di conferenza. 

Dante Graziosi è nato a Granozzo, un borgo sull’acqua delle risaie alle porte di Novara, nel 1915. Alla pratica letteraria è giunto nella maturità. Medico veterinario, docente universitario di Igiene e zootecnia all’università di Torino, parlamentare, fondatore dell’organizzazione novarese dei coltivatori, ha pubblicato molti saggi scientifici di zootecnia prima di dedicarsi alla narrativa. Avendo conosciuto il Palazzo, ha scelto i valori genuini e semplici delle proprie radici e li ha voluti raccontare. L’esordio letterario è avvenuto nel 1972 con La terra degli aironi, una serie di racconti in cui (come nel successivo Storie di brava gente) sul filo dei ricordi lo scrittore fa rivivere tradizioni, ambiente e personaggi di una civiltà contadina tra Sesia e Ticino ormai al tramonto. È però all’attività di medico degli animali che ha dedicato nel 1980 il suo più celebre libro, Una Topolino amaranto, lettura molto adatta anche per le scuole, da cui è stato tratto uno sceneggiato Rai. Nel 1987 ha pubblicato Nando dell’Andromeda, romantica saga padana che ha per protagonista un camminante, uomo libero e poeta, al tempo delle mondine, della vita sull’aia, delle prime lotte politiche nelle campagne. L’autore, scomparso nell’estate del 1992, predilige intingere il pennino nell’inchiostro della memoria, nella fedeltà alle radici che contraddistingue la sua vena letteraria, affiorante anche nelle opere postume Le vane speranze di Guido Collasio e Racconti e ricordi.

Una Topolino amaranto

Ricordi di un medico degli animali

di Dante Graziosi

editore: Interlinea

pagine: 208

«Sulla Topolino amaranto… su, siedimi accanto, che adesso si va» cantava Paolo Conte andando con la memoria all’Italietta che sognava di viaggiare sulla mitica Fiat 500 soprannominata Topolino. La vettura è l’icona di un mondo narrato per la prima volta da Dante Graziosi, medico degli animali che accompagna i lettori sulla sua auto d’un tempo, negli anni a cavallo dell’ultima guerra, tra cascinali, osterie, personaggi e storie della nostra provincia italiana, quando la saggezza contadina insegnava che «si può sbagliare a curare un cristiano ma gli animali no, gli animali devono guarire, non ci sono santi!» Il romanzo, premiato al Bancarella, parla molto di natura, Resistenza e sentimenti, sempre visti dal volante di una Topolino: «meglio che tu apri la capotte / e con i tuoi occhioni guardi in su / beviti ’sto cielo azzurro e alto / che sembra di smalto / e corre con noi».

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