La notte del Cireneo

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La notte del Cireneo
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"La notte del Cireneo descrive già nel titolo l'attuale condizione universale della nostra umanità in questa fase travolgente di vera e propria svolta antropologica. L'umanità terrestre, infatti, nel suo complesso sempre più unitario, e ciascuno di noi personalmente, sta vivendo e soffrendo una profondissima mutazione del senso stesso della propria identità: una notte di grande confusione perciò, in cui non sappiamo più né chi siamo né dove siamo diretti. Questo estraneamento progressivo da qualsiasi abitudine mentale consolidata, convinzione e convenzione secolare, ci sta spingendo però quasi a forza verso una configurazione inedita, più libera, più autentica, e in definitiva più felice del nostro essere umani" (dalla presentazione di Marco Guzzi).
 

Biografia dell'autore

Achille Abramo Saporiti

Achille Abramo Saporiti è nato a Gallarate il 13 ottobre 1937 e vive a Cassano Magnago (Varese).
La raccolta d’esordio, Galli di latta, è stata accolta con entusiastiche recensioni, come quella di Giuseppe Bonura su “Avvenire” (20 settembre 1986): «La poesia di Achille Abramo Saporiti è elegiaca, crepuscolare, intima e paesaggistica. Questo dato anzi (il paesaggio) è quello che colpisce di più. Il paesaggio è strettamente intrecciato agli stati d’animo, in una dizione poetica secca, stringata al massimo, che fa venire in mente certo Ungaretti, o certo Sbarbaro». A questo giudizio, con l’uscire di nuove opere come Amorosissima follia, La donna di Pietro, D’una promessa, si sono aggiunti gli apporti critici di Giorgio Bárberi Squarotti, Giuliano Ladolfi, Carmelo Mezzasalma, Gianfranco Ravasi, Gregorio Scalise, Massimo
Scrignòli, Marco Testi (Il poeta? Una sentinella notturna affacciata sulla finestra del mistero, in “L’Osservatore Romano”, 13 agosto 2004) e Claudio Toscani (Vaso di nuove meraviglie, in “Città di vita”, novembre-dicembre 2004; in precedenza: Un diario poetico che attraversa le angosce del dolore e i sussulti della gioia, in “L’Osservatore Romano”, 5 ottobre 2000), per citarne alcuni. A tali voci si aggiunge quella di Franco Loi, che a proposito di Nel crocevia dei giorni ha scritto: « spesso la nostalgia affior[a] da questi versi, una nostalgia sottile, più rammemorazione di sé e rammarico di non sapere o poter essere che inclinazione al passato e rievocazione delle cose. [...] mi sembrano versi che testimoniano del particolare amaro riflettere di Saporiti, ma anche della sua speranza, del suo guardare oltre il nostos che lo perseguita» (in “Il Sole 24 Ore”-“Domenica”, 24 aprile 1994).
Numerosi attori, come Isabella Cattano Cornalba, Laura Pasetti, Giovanna Predazzi, Maurizio Suraci e Marino Zerbin, hanno declamato i suoi testi in diverse occasioni; tra questi Sonia Grandis ha decantato l’opera Un amore di vigilia, pubblicata anche su cd. L’autore è stato invitato per una testimonianza d’autore alla “Festa nazionale dell’artista” a Isola del Gran Sasso (Teramo) nel 2005. Per un approfondimento dell’opera di Saporiti si segnalano in particolare i saggi critici di Giuliano Ladolfi, La concezione antropologicanella poesia di Achille Abramo Saporiti (in “Otto/Novecento”, settembre-ottobre 1994, pp.119-158) e Carmelo Mezzasalma, Quel canto che giunge dalla notte, in “Città di vita” (maggio-giugno 1996, pp. 227-238).

Un brano dal libro

La poesia autentica ci parla della condizione esitenziale di ogni uomo per come è vissuta in una ben determinata fase della storia. Per questo oggi è così rara e spesso tanto oscura, in quanto la fase storico-collettiva che stiamo attraversando è estremamente complessa, e per molti aspetti terminale, decisiva, capovolgente. Risulta più facile perciò abdicare alla vocazione primaria della parola poetica, e rifugiarsi in qualche descrizione minimalista delle proprie idiosincrasie e delle proprie noisoissime tristezze e depressioni tardo-moderne. 
Abramo Saporiti non si accontenta dei vari riduzionismi in circolazione, né si allena in fughe spiritualistiche, mitologistiche, o schizoidi; ma tenta l'impresa più ardua: dare una misura umana al mutamento in atto, senza negarlo e senza mistificarlo.