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La chimera di Carlo VIII (1492-1495)

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La chimera di Carlo VIII (1492-1495)
titolo La chimera di Carlo VIII (1492-1495)
autore
curatore
argomento Storia Saggistica
collana Studi, 58
marchio Interlinea
editore Interlinea
formato Libro
pagine 824
pubblicazione 2011
ISBN 9788882127640
 
Promozione valida fino al 31/12/2020
25,00 23,75
 
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Un ampio e documentatissimo volume sul periodo italiano del re di Francia carlo VIII di Valois (1470-1498): «Carlo VIII varca le Alpi alla testa della maggiore armata che gli italiani abbiano visto nel corso del secolo, non motivato da sete di conquista, ma dall’onesto intento di riavere qualcosa che secondo lui gli appartiene: il regno di Napoli. Sua Maestà, convinta di averlo ereditato dai propri antenati, lo vuole anche per farne la base di una crociata contro il Turco. Paradossalmente, sarà proprio un sovrano animato dalle "migliori intenzioni" a rovinare una delle più splendide civiltà che l’uomo abbia saputo costruire, e fare della Penisola un campo di battaglia corso per trecentocinquanta anni dagli eserciti di tutta Europa» (dall'Introduzione).
 

Biografia dell'autore

Silvio Biancardi

Silvio Biancardi è stato un bibliofilo milanese con ampie frequentazioni francesi, al suo esordio in campo storico con La chimera di Carlo VIII (1492-1495).

Un brano del libro

Martedì 2 settembre 1494: varcato il colle del Monginevro e confortato da un buon pranzo a Cesana, Carlo VIII re di Francia si ferma a pernottare nella canonica di Ulzio, nell'alta valle Susa. È la prima tappa della spedizione che il sovrano e i suoi soldati hanno intrapreso attraverso l'Italia, alla volta di Napoli. Dopo cena, per far passare a Sua Maestà una serata diversa dal solito, introducono uno strano tipo, grande e grosso, catturato qualche giorno prima. È accusato di essere un valdese: e nella Francia del secolo XV i valdesi (vaudois) sono ritenuti anche stregoni, praticanti la magia. Il poveretto ha un bel difendersi, dichiarando di essere «un semplice gentiluomo» di nascita pugliese, che sta cercando i suoi due figli, ricchi mercanti in Francia, senza fare del male a nessuno. Il re lo ascolta benigno e soppesa le cose: non tocca a lui, in fondo, spiccare sentenze su questi argomenti. Così il povero diavolo («povre gueux» lo definisce il cronista-poeta André de la Vigne, presente al fatto), rimesso nelle mani della giustizia locale, finisce subito impiccato all'albero più vecchio del paese, ritenendosi l'istruttoria ormai conclusa. È la prima, involontaria vittima dell'impresa in Italia di Carlo VIII; e saranno parecchi, in questa storia, a rimetterci la pelle senza neanche saperne la ragione.

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