Interlinea
Permettersi la sostenibilità / Affording sustainability
Come governare il cambiamento / How to manage change
di Deborah Zani e Maria Chiara Voci
editore: Interlinea
pagine: 352
In questo volume si analizza il tema della sostenibilità attraverso la lente della governance e del ruolo non solo ambientale, ma anche sociale, delle scelte aziendali, affrontando questioni cruciali per chi si trova a guidare questo cambiamento: quali sono gli schemi organizzativi e di processo più efficaci? Quali costi comporta la cultura della sostenibilità e quanto deve permeare i vari livelli dell’azienda? Tra gli altri temi di approfondimento, l’importanza del supporto legale e il ruolo dell’intelligenza artificiale nell’impostazione e il monitoraggio delle pratiche di sostenibilità, oltre a una sezione con le interviste (disponibili anche on line per una fruizione multimediale dell’opera) a quattordici figure di spicco italiane del mondo imprenditoriale, accademico e istituzionale che offrono una panoramica concreta su come mettere in atto un modello di governance responsabile. Presentazione di Fabio Pompei, illustrazioni di Nicolò Canova.
This volume explores sustainability through the lens of governance and the environmental and social impact of corporate decision-making, addressing the key questions facing those who are leading this transformation: What organisational and procedural models are most effective? What are the real costs of a sustainability-oriented culture, and to what extent must it permeate every level of the company? Among the topics examined are the importance of legal support and the role of artificial intelligence in designing and monitoring sustainability practices. The book also includes interviews (available online as well for a multimedia reading experience) with fourteen prominent Italian figures from the business, academic and institutional worlds, who offer a concrete overview of how to implement a responsible model of governance. Foreword by Fabio Pompei, illustrations by Nicolò Canova.
Salvare il tempo
La lotta di Dietrich Bonhoeffer nel carcere nazista
di Alessandro Andreini
editore: Interlinea
pagine: 160
«L’idea del tempo eventualmente perduto provoca in noi una costante inquietudine ogni volta che guardiamo indietro. Perduto sarebbe il tempo in cui non avessimo vissuto da uomini». Così scriveva il teologo luterano tedesco Dietrich Bonhoeffer in una memoria indirizzata ai suoi amici, membri della resistenza al nazismo, tre mesi prima dell’arresto, il 5 aprile 1943. La sua vita in carcere e il suo martirio, due anni dopo, all’età di 39 anni, costituiscono il culmine della sua testimonianza di autentico discepolo del Vangelo. Ne fa parte un’eroica lotta per “salvare il tempo” con tutti i mezzi che la sua forte personalità ha saputo mettere in campo, ricostruita dall’autore in questo appassionante percorso che può diventare un piccolo manuale di sopravvivenza in tempi ostili.
La nostra memoria
I discorsi per non dimenticare la Shoah
di Sergio Mattarella
editore: Interlinea
pagine: 112
«Il ricordo della Shoah è sempre» secondo Liliana Segre, testimone dell’Olocausto, che in questo libro scrive un testo commosso e lucido su questa tragedia, introducendo i discorsi del presidente della Repubblica nel Giorno della memoria. Nella convinzione che occorre «non incolpare il destino» e «meditare che questo è stato», Mattarella riflette su quando viene negato il diritto a essere persone, nella nebbia fitta dell’ideologia e dell’odio razziale, raccogliendo le testimonianze di tanti italiani perché «il loro ricordo sia di benedizione».
25 aprile: memoria, attualità, futuri
Autografo 74
rivista: Autografo
pagine: 168
Il 25 aprile 1945 ha segnato la fine del ventennio più oscuro della nostra storia, ispirando una società nuova fondata su pluralismo, multiculturalità, pace e tolleranza. I saggi qui raccolti indagano con metodi e approcci diversi la memoria e l’elaborazione letteraria di quella stagione di lotta e di riscatto, sia in autori che l’hanno vissuta, Andrea Zanzotto (M.A. Grignani), Alfonso Gatto (M. Castoldi), Giorgio Bassani (A. Siciliano) e Franco Loi (P. Senna), sia in coloro che hanno cercato di riproporla negli ultimi dieci anni con nuovi linguaggi narrativi (G. Simonetti e D. Orecchio). Negli Inediti e rari è la biografia che Graziana Pentich scrisse di suo fratello Leone, morto partigiano in Slovenia nel 1944. Nei Margini sono riflessioni su libri dedicati a figure e narrazioni della Resistenza italiana ed europea (M.A. Grignani e M. Bignamini), con un focus particolare sulla realtà pavese (P. Lombardi, E. Signori e A. Pozzetta).
Piacenza littoria
L’architettura nel ventennio fascista
a cura di Francesca Albani, Matteo Gambaro
editore: Interlinea
pagine: 144
La città di Piacenza negli anni trenta del Novecento è stata interessata da significative trasformazioni urbanistiche e sociali che hanno inciso significativamente sul volto della città e il suo sviluppo successivo dentro e fuori le mura. Dalle opere di bonifica ai progetti di sventramento del centro cittadino, con l’attuazione del nuovo Piano Regolatore del 1935, Piacenza venne dotata di nuove piazze, monumenti, infrastrutture di collegamento e servizi per la popolazione. Ampio spazio venne dato alla costruzione di nuovi monumenti e spazi collettivi per una città che si riscopre moderna e che vuole affermare la rilevanza nazionale del proprio ruolo di polarità e punto di collegamento sulla via Emilia. Di pari importanza fu la politica sociale, che rispose alle esigenze della popolazione contadina, operaia e dei nuovi ceti impiegatizi e che si concretizzò con la costruzione di numerosi quartieri “popolarissimi” e di edilizia pubblica. Queste e altre realizzazioni (scuole, ospedali, mercati, ecc.) portarono a compimento annose questioni e istanze dibattute sin dall’inizio del secolo, occasione progettuale per architetti, ingegneri e professionisti locali e no, tra i quali si distinse l’opera di Luigi Moretti, impegnato nella progettazione della GIL (1932-1933), significativamente trasformata nel tempo.
Con illustrazioni d’epocaIn coedizione con Editoriale Nuova
Virgilio è urgente
Lettori moderni dei classici
di Roberto Andreotti
editore: Interlinea
pagine: 256
In che senso Virgilio può essere definito urgente? E poi, sarebbe urgente soltanto Virgilio o anche gli altri classici, sempre che vengano letti e riletti a certe condizioni? Le risposte il lettore dovrà trovarle da sé attraversando le pagine di questo piccolo libro sulla letteratura classica, che nasce da una scommessa editoriale: quella di impaginare le recensioni riservate agli autori greci e latini senza soluzione di continuità con quelle dei classici moderni e soprattutto con quelle dei loro “colleghi” attuali, promuovendo la frizione tra antico e contemporaneo. Perché, come scrive l’autore, «è solo il contemporaneo che può generare domande nuove e incalzanti da porre ai libri degli antichi, senza per questo trascurarne la drammatica alterità».
La piccola Yuki e la figlia di Babbo Natale
di Fabrizio Silei
editore: Interlinea
pagine: 32
Quando la piccola Yuki scrive la sua lettera a Babbo Natale non s'immagina certo quel che sta succedendo al Polo Nord: Babbo è andato in pensione, lasciando tutto in mano al nipote Juniper, che però è più interessato al guadagno che al vero spirito natalizio. Riusciranno Babbo e sua figlia Natalie ad aggiustare le cose?
Natale di guerra a Gaza
Interviste, omelie e immagini
a cura di Papa Francesco Jorge Bergoglio, Ibrahim Nino, Pierbattista Pizzaballa, Valerio Rossi
editore: Interlinea
pagine: 112
«Qui Dio piange con gli occhi dei bambini» ha detto padre Gabriel Romanelli, di recente ferito negli attacchi alla chiesa cattolica di Gaza. È una terra devastata dal dolore e dalla morte. Qual è il senso del Natale in una situazione di questo genere in cui tutto sembra portare alla disperazione? Sono raccolte in queste pagine testimonianze che ci giungono dalla città di Gaza, dove nonostante tutto non si vuole cedere alla disperazione. È una piccola comunità sempre all’opera quella che vive il ricordo della natività in questa città, sostenuta dalla certezza – espressa dal patriarca Pizzaballa – che «un bambino è nato per noi e ha riempito di speranza la storia e il mondo intero» e che «dobbiamo custodire i nostri cuori per essere capaci di ricostruire». Il ricavato è devoluto alla parrocchia di Gaza.Con testi del patriarca di Gerusalemme Pierbattista Pizzaballa e di papa Francesco
Dacci la grazia della tenerezza
Sullo spirito del Natale
di Papa Francesco, Jorge Mario Bergoglio
editore: Interlinea
pagine: 72
La tenerezza, la carezza di Dio: sono le espressioni che ritornano più volte in questi discorsi e scritti che, in occasione del Natale, il cardinale Bergoglio rivolge al suo popolo di Buenos Aires. Un invito a ridestare nel cuore lo stupore davanti alla promessa che quel bambino, il figlio, sarà compagno nel cammino, sarà sempre accanto a ogni uomo per lenire il dolore delle sue piaghe. L'annuncio di un Dio vicino, che "si innamora della nostra piccolezza, che si fa tenerezza per accarezzarci meglio".
I miei Natali Regency
di Jane Austen
editore: Interlinea
pagine: 176
250 anni fa, pochi giorni prima di Natale, il 16 dicembre 1775, nasceva Jane Austen, penultima di otto figli, una delle più famose scrittrici inglesi, antesignana del genere romance oggi tanto di moda. Per lei il 25 dicembre resterà sempre un momento magico, grazie anche alla sua grande famiglia che si riuniva in quel periodo concentrando incontri e visite. Le lettere alla sorella Cassandra, vicina d’età, testimoniano sentimenti e attese durante le feste, tra giochi, segreti, banchetti e balli. Un’antologia dei suoi romanzi propone pagine indelebili su questi pranzi con tacchino e pudding al centro e sui lavori che richiedeva l’organizzazione. Con illustrazioni originali d’epoca, a cura di Linda Poncetta.Con illustrazioni d’epoca.
La croce sui girasoli
Diario di un cappellano sul fronte russo
di Aldo Del Monte
editore: Interlinea
pagine: 304
«C’è un campo di girasoli, poi c’è un’altura sempre battuta dal vento; ecco, appena a valle, c’è il cimitero» ricorda il cappellano militare Aldo Del Monte nel suo tragico diario della ritirata di Russia durante l’ultima guerra, uno dei più intensi della nostra letteratura accanto al Sergente nella neve di Rigoni Stern e alle Centomila gavette di ghiaccio di Bedeschi. Al giovane reduce, rimasto ferito gravemente, un medico prescrive di consegnare alla scrittura l’angoscia di quell’esperienza nel «vallone della morte», per tentare di liberarsene. E lo pubblica pochi mesi dopo la fine della guerra. Don Aldo, nato a Montù Beccaria nel 1915, ordinato sacerdote alla vigilia del secondo conflitto mondiale, sarà amatissimo vescovo di Novara dal 1972 e uno dei protagonisti del rinnovamento del Concilio Vaticano II; trascorre gli ultimi anni nel paese di Massino Visconti affacciato sul lago Maggiore e dal 2005 riposa nel cimitero dell’abbazia benedettina dell’isola di San Giulio a Pella, in riva al lago d’Orta. In questo libro ci fa comprendere perché «gli uomini hanno avuto paura di quell’ora che batteva sulla steppa» dove su molti di quei settantacinquemila morti ora «veglia una croce gigantesca levata sui girasoli» condividendo con noi, ieri come oggi, «lo sforzo di trovare – anche in mezzo alla burrasca – qualche raggio di luce». Nuova edizione con le lettere di guerra dell’autore e presentazione del generale Francesco Paolo Figliuolo.
Nuova edizione con le lettere di guerra dell’autore, presentazione del generale Francesco Paolo Figliuolo, con una lettera di Don Carlo Gnocchi
Terra d’acque
Novara, la pianura, il riso
di Sebastiano Vassalli
editore: Interlinea
pagine: 152
Uno scrittore racconta se stesso e i luoghi a lui più cari. Le sue storie ripercorrono momenti significativi della storia, dal Seicento della Chimera e della caccia alle streghe, all’Ottocento risorgimentale, fino a tempi a noi più vicini, con un ricordo personale del 25 aprile 1945. L’inventore del gorgonzola, il bandito Caccetta (il don Rodrigo della bassa), l’architetto Antonelli, il poeta “babbo matto” Campana, l’esploratore Ferrandi... sono i personaggi che, grazie alla scrittura di Sebastiano Vassalli (1941-2015), rivivono nella città e nella pianura ai piedi del monte Rosa, dove regna il “riso amaro” di Silvana Mangano, simbolo della fine della civiltà contadina.








