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Strane storie di parole

Strane storie di parole
titolo Strane storie di parole
autore
illustratore
argomento Letteratura per l'infanzia Narrativa italiana
collana Le rane, 13
marchio Le rane
editore Interlinea
formato Libro
pagine 32
pubblicazione 2004
ISBN 9788882124434
 
8,00
 
Spedito in 2-3 giorni

Età consigliata

Dagli 8-9 anni.
Quanti chilometri è lunga la felicità? E quanti litri di pesche si possono comprare dal fruttivendolo? Nel fantastico mondo descritto in queste storie, in cui si gioca e ci si diverte con le parole e con la lingua, succedono i fatti più strani: c'è chi parla solo in rima e chi ha un proverbio adatto ad ogni occasione, chi per distrazione ha perso la "mamma" e chi si serve di unità di misura che le maestre insegnano a scuola per misurare sentimenti ed emozioni.
 

Biografia dell'autore

Marcello Argilli

Marcello Argilli è nato a Roma, è giornalista e scrittore. Si è imposto sul piano culturale italiano come uno dei massimi curatori dell’opera di Gianni Rodari. Ha sperimentato tutte le forme di scrittura per ragazzi: dai romanzi ai racconti, dalla stesura di sceneggiature per cartoni animati ai fumetti.
Il suo libro più importante, ormai considerato un classico della letteratura italiana tanto da essere talvolta adottato come libro di testo, è Ciao Andrea, pubblicato nel 1971 da Mondadori. Per Interlinea ha scritto Strane storie di parole, uscito nel 2004.

Questa, lo avvertiamo subito, è una fiaba difficile: può capirla e gustarla soltanto chi sa cosa siano le unità di misura. Tutti, comunque, dovrebbero conoscerle, perché si studiano a scuola. Anche la maestra Fabiani le spiegò ai suoi alunni. Disse che erano grandezze di una certa specie che servono a calcolare le altre grandezze della stessa specie e che ci sono le unità di misura del tempo (il minuto), di lunghezza (il metro), di volume (il litro), di peso (il chilogrammo), e altre più complicate per misurare l’elettricità, la temperatura, la luce ecc. Il giorno che la maestra Fabiani spiegò le unità di misura, Gerolamo era assente, perché aveva 38 di febbre. Non avendone perciò sentito la spiegazione, non seppe mai cosa fossero, e non imparò a usarle. Questo, purtroppo, gli comportò delle conseguenze assai spiacevoli. Per esempio, quando andava dal fornaio, invece di chiedere un chilo di pane, ne chiedeva un chilometro, e quello naturalmente lo cacciava dal negozio, pensando che lo volesse prendere in giro.

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