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La torta

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La torta
titolo La torta
autore
illustratore
argomenti Letteratura per l'infanzia Narrativa italiana per bambini e ragazzi
Letteratura per l'infanzia Età di lettura 8-11 anni
collana Le rane piccole, 14
marchio Interlinea
editore Interlinea
formato Libro
pagine 23
pubblicazione 2008
ISBN 9788882126339
 
Promozione valida fino al 31/12/2021
10,00 9,50
 
risparmi: € 0,50
Spedito in 2-3 giorni

Disponibile anche nel formato

Età consigliata

Dagli 8 anni in su.
Chi porta davvero i regali di Natale? Gesù Bambino, santa Lucia, san Giuseppe o Babbo Natale? A Giuseppe, un bambino che attende fiducioso nella notte magica, a portarli è un bizzarro personaggio, un po' impacciato e frettoloso, che, dopo aver lasciato in dono al piccolo un'invitante torta farcita, sarà un uomo migliore e più felice.
 

Biografia dell'autore

Mino Milani

Mino Milani, all’anagrafe Guglielmo, classe 1928, è uno degli autori più noti tra coloro che hanno scritto libri di successi per varie età: dai ragazzi e dai fumetti (esordendo sul “Corriere dei Piccoli” e riscrivendo L’isola del tesoro con Hugo Pratt) fino al pubblico adulto (a cominciare da Fantasma d’amore, dal quale Dino Risi trasse il film con Marcello Mastroianni e Romy Schneider). Con Interlinea ha pubblicato, per bambini, La torta,  e per adulti Giulia, Tre arance di Natale e Di amore e di guerra. Su di lui è uscito In viaggio con Mino Milani. Un percorso tra casi editoriali in occasione dei 90 anni dello scrittore (Edizioni Santa Caterina, Pavia 2018).

Un brano del libro

Milani, La torta, libro illustrato per bambini, Le rane InterlineaGiuseppe è un nome piuttosto raro; però, quella notte, nei dintorni del paese c’era un altro Giuseppe. Non era un bambino, era un uomo avanti negli anni; e non era né ingenuo né felice. Anzi, era proprio il contrario. Già. Le cose non gli erano andate bene, nella vita; e a dire la verità, per aiutarle ad andare bene, lui non aveva fatto nulla. Allora, dirà qualcuno, era un cattivo soggetto. Ebbene, cattivo proprio, no. Però non era nemmeno buono, anche se in fondo gli sarebbe piaciuto esserlo, e scrollarsi di dosso quello che l’aveva sempre accompagnato, la paura, la miseria, la sfiducia. A farla breve, Giuseppe era un ladro. E quella notte, arrivato chissà come in quel paesello sperduto, si guardava attorno cercando una casa dove poter entrare (era bravissimo a entrare nelle case senza che nessuno se ne accorgesse) e rubare qualcosa. Veramente, qualcosa aveva già rubato nella pasticceria del paese vicino: una bella torta, su un vassoio dorato. «Domani è Natale», aveva pensato, «e io lo festeggerò mangiandomi questa torta». Giuseppe vide, infine, la casa che faceva per lui: l’unica che non avesse una finestra illuminata. Eccola, lungo la strada, con quel tetto aguzzo. Adagio s’avvicinò. Tenendosi piegato sulle ginocchia, s’accostò a una finestra, poi a un’altra e a un’altra ancora, con le orecchie tese. Nessun rumore. La casa era vuota. Aveva due porte, una sulla strada, un’altra sul cortile. Il ladro, abilmente e silenziosamente, aprì questa ed entrò.

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