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Tutto su: Storia

Sant'Antonio Abate in diocesi di Novara

Storia, arte, devozione e tradizione

a cura di Franco Dessilani

editore: Interlinea

pagine: 224 + XVI

Il volume che qui si presenta nasce dalla giornata di studio intitolata Intorno ad un affresco. Sant’Antonio Abate nel Novarese.

Boom

Gli oggetti del miracolo economico tra vita, passione e lavoro

di Carlo Alberto Carutti

editore: Interlinea

pagine: 320

I ricordi di un testimone del boom economico, uno dei molti italiani che hanno costruito il Paese collaborando con i grandi nomi dell'imprenditoria degli anni Sessanta

Provincia di Novara

di Gustavo Strafforello

editore: Interlinea

pagine: 280

Edizione anastatica dell'opera che fu pubblicata a fascicoli nel 1891, nell'ambito di "La Patria. Geografia dell'Italia", ambizioso progetto dell'Unione Tipografico-editrice di Torino (UTET). Cenni sulla storia e la geografia, sui monumenti, l'economia, la popolazione, con molti dati statistici e varie incisioni riguardanti una provincia che alla fine dell'Ottocento comprendeva, oltre all'attuale territorio di Novara, anche quelli del Verbano Cusio Ossola, di Vercelli e di Biella.

L'umanista aronese Pietro Martire d'Anghiera, primo storico del "Nuovo mondo"

a cura di Roberto Cicala, Angelo Luigi Stoppa, Paolo Emilio Taviani

editore: Interlinea

pagine: 206

Saggi di Angelo Luigi Stoppa, Ernesto Lunardi, Pier Giacomo Pisoni, Pierangelo Frigerio, Francesca Pirovano, Carlo Manni, Luciano Galli, Battista Beccaria, Antonio Zonca. Antologia (De orbe novo, Opus epistolarum, Legatio babylonica) e bibliografia delle opere di Pietro Martire e degli studi che lo riguardano.

Trino e l'arte tipografica nel XVI secolo

Dal marchesato del Monferrato all'Europa al mondo

a cura di Magda Balboni

editore: Interlinea

pagine: 208

«Certamente enorme fu il contributo dato dai piemontesi all’arte tipografica ma, fra tutti, un posto speciale meritano i trinesi, che grazie alla loro intraprendenza e intelligenza resero famoso il nome di Trino in Italia e in Europa fino ad appartenere, oggi, al mondo intero. […]. I trinesi si inserirono dunque nella storia dell’arte editoriale, certamente favoriti, agli inizi, da esempi stranieri; ma è inevitabile chiedersi come siano giunti in città questi esempi e perché vi abbiano trovato terreno tanto fertile. Ritengo plausibile che la spiegazione stia in prevalenza nella corte dei Paleologi. […]. Dopo un’intensa produzione e un fiorente commercio di volumi di scienze e diritto, poi anche letterari, con la volontà di diffondere i testi antichi in patria, gli editori e mercanti trinesi si trasferirono principalmente a Venezia, insieme a Parigi e Napoli una delle tre megalopoli del tempo e nel Cinquecento all’apice del suo splendore, dove era sorta la prima industria moderna: il business dell’editoria. […]. Sebbene le notizie su di loro siano scarse, ad eccezione che per Gabriele Giolito, è certo che a Venezia gli editori trinesi divennero veri protagonisti della stampa e del commercio di libri, per raggiungere l’apice con la famiglia Giolito de’ Ferrari […]. Nella loro prima parte, questi atti presentano contributi volti a dare risposta alla domanda di fondo: perché proprio a Trino mise così forti radici e fiorirono l’arte tipografica ed editoriale, offrendo un panorama ampio sulla situazione geopolitica, sociale e culturale della Trino paleologa fra Quattro e Cinquecento, per accentrarsi poi su temi più strettamente inerenti gli editori e la loro attività e focalizzarsi infine sulla figura di Camillo Leone e la sua importante opera di raccoglitore di memorie del territorio, oltre che archeologiche anche cartacee: fra queste un posto di primo piano rivestono le oltre mille cinquecentine, molte delle quali esposte al pubblico in una bella mostra organizzata in concomitanza col convegno» (dalla presentazione di Magda Balboni, presidente dell'Associazione culturale "Le Grange").

Giuseppe Prina

Il genio delle finanze di Napoleone

di Paolo Cirri

editore: Interlinea

pagine: 48

Giuseppe Prina è più conosciuto per la sua proverbiale drammatica fine che per quello che fece nella sua vita.

Il racconto più lungo

Storia della mia vita

di Manlio Cancogni

editore: Interlinea

pagine: 176

Giornalista, viaggiatore, uomo di lettere, Manlio Cancogni è una delle voci fondamentali della storia dell'Italia repubblicana: la sua lunghissima vita si intreccia indissolubilmente con quella del nostro Paese.

Giacomo Fauser

La passione per la ricerca scientifica e per il bene dell'umanità

di Giovanni Pieri

editore: Interlinea

pagine: 48

Giacomo Fauser è una figura di spicco dell'industria chimica italiana moderna. Come geniale inventore ha rotto il monopolio tedesco sulla tecnologia di produzione dell'ammoniaca

Guido Cantelli

Il direttore d'orchestra entrato nel mito

di Mario Giarda

editore: Interlinea

pagine: 48

Il 24 novembre 1956 moriva, in una sciagura aerea a Orly, Guido Cantelli, il giovane musicista novarese che da una settimana appena era stato nominato direttore stabile dell'orchestra del Teatro alla Scala.

Lisàndar

Sandro Bermani: il sindaco poeta

di Mauro Begozzi

editore: Interlinea

pagine: 48

Poeta, musicista, avvocato, sportivo, tifoso, buongustaio, pittore, giornalista, militante e dirigente politico, amico, esempio e, su tutto, novarese tra i novaresi.

Io mi sono salvato

L'Olocausto del Lago Maggiore e gli anni dell'internamento in Svizzera (1943-1945)

di Aldo Toscano

editore: Interlinea

pagine: 280

Nei giorni immediatamente successivi all’armistizio, tra il 15 settembre e l’11 ottobre 1943, sulla sponda occidentale del lago Maggiore i soldati del primo battaglione SS del secondo reggimento della divisione corazzata Leibstandarte “Adolf Hitler” compirono uno dei più efferati eccidi di ebrei in territorio italiano. Ad oggi le vittime accertate sono 57, uomini, donne, vecchi e bambini, implacabilmente rintracciati e immediatamente sterminati. I contorni della strage emersero in tutta la loro tragica evidenza, soltanto nel 1963, grazie all’indagine condotta da Gerhard Wiedmann sull’attività del capitano delle SS Theodor Saewceke, prese avvio un’istruttoria giudiziaria che si concluse con un processo contro i maggiori responsabili dell’eccidio che venne celebrato nel 1968 a Osnabrück. Dopo 61 udienze e l’escussione di 180 testi, gli ufficiali vennero condannati all’ergastolo e i due sottoufficiali a pene minori. Nell’appello svoltosi il 17 aprile 1970, la corte suprema di Berlino li mandò assolti, con la stupefacente motivazione dell’avvenuta prescrizione dei termini. Si tratta non solo di un omaggio alla figura di chi con tenacia per primo portò all’attenzione dell’opinione pubblica un episodio trascurato nella ricostruzione degli eventi della guerra nei nostri territori, ma di un contributo alla formazione della coscienza civile delle nuove generazioni.

Questua e carità

I canonici di Sant'Antonio di Vienne nella Lombardia medievale

di Elisabetta Filippini

editore: Interlinea

pagine: 280

In piena età medievale la presenza diffusa dei  fratres e deicanonici noti come antoniani o antoniti, divenne una costante. Dall’iniziale comunità laica che operava presso l’ospedale in località La Motte-St-Didier, non lontana da Vienne, nel Delfinato, si sviluppò un Ordine canonicale dall’importanza universalmente riconosciuta.  Grande fu la fama di sant’Antonio abate e altrettanto intensa fu la devozione popolare per il santo eremita, in grado di operare prodigi e guarigioni e di liberare dalla terribile malattia comunemente denominata fuoco di Sant’Antonio.  Rapida fu l’azione di irraggiamento sul suolo italiano degli antoniani, che dalla loro prima fondazione piemontese di Ranverso seppero creare una complessa rete di precettorie, particolarmente fiorenti fra XIII e XIV secolo. L’espansione e gli sviluppi  delle case e degli ospedali sorti nell’antica  Lombardia medievale rientrano nel campo di indagine privilegiato dall’autrice del volume, che sulla scorta di documentazione nuova e inedita  si è mossa alla ricerca delle tracce lasciate dai canonici antoniani, fondatori di centri assistenziali, dove a lungo fu assicurata la cura agli infermi e l’assistenza ai pellegrini. Tale fondamentale attività fu garantita grazie agli introiti delle elemosine, raccolte con la pratica che li rese noti ,e nel contempo oggetto di dure critiche, quella della questua, condotta con sistematicità, su ampi territori e lungo le maggiori vie di comunicazione. Le complesse tappe di un percorso tra centro e periferia e dei suoi risvolti istituzionali, economici e artistici, sono indagati puntualmente, con l’intento di offrire un quadro generale in cui inserire casi esemplari, ora valorizzati, e sui quali è stata gettata nuova luce, come furono i complessi antoniani sorti ad esempio a Milano, piuttosto che nei territori di Pavia, Cremona, Brescia, o Bergamo.  E In tali dinamiche complesse un ruolo di primo piano fu esercitato nel corso del Trecento dai Visconti, il cui sostegno si rivelò determinate per la diffusione capillare di un Ordine canonicale, che seppe inserirsi da protagonista all’interno della storia del sistema assistenziale medievale.

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