Questo numero di “Nuova corrente” affronta il tema del lavoro come una delle categorie decisive della modernità: non soltanto attività produttiva, ma forma di esperienza attraverso cui si trasformano soggettività, tecnica e rapporti sociali. I contributi qui raccolti – che spaziano dalla filosofia alla teoria critica e alla letteratura – interrogano il Novecento e il presente: dalla mobilitazione totale teorizzata da Jünger alla riflessione di Benjamin sulla tecnica, dalla crisi dell’utopia socialista nella DDR alle più recenti scritture working class e al capitalismo digitale. Al centro emerge la trasformazione dell’esperienza moderna e contemporanea: precarietà, accelerazione, prestazione permanente, dissoluzione delle identità stabili. Ne risulta una mappa teorica e narrativa delle tensioni del nostro tempo, là dove il lavoro diventa il luogo in cui si misurano libertà e dominio, produzione ed esistenza, emancipazione e alienazione.
Sommario
Micaela Latini e Gabriele Guerra, Premessa. Il lavoro e le sue metamorfosi
Ubaldo Fadini, Le stanchezze contemporanee e l’orizzonte narrativo
Valentina Serra, Le «bestie del proletariato». Rappresentazioni zoomorfe del lavoro nella Repubblica di Weimar
Maurizio Guerri, La guerra come «tradimento della tecnica». Su Walter Benjamin ed Ernst Jünger
Raul Calzoni, Dalla fabbrica al palcoscenico: il lavoro come simbolo e utopia nella letteratura della DDR
Giorgio Fazio, Il significato politico della nuova letteratura working class. Il caso Didier Eribon
Daniele Balicco, Ribellarsi è giusto. Normazione digitale e pirateria: la lotta di classe nell’era del dark web
Abstracts
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