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Macchine

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Macchine
titolo Macchine
sottotitolo Storie di passioni
autore
presentazione di
argomento Letteratura Narrativa italiana
collana Passio, 37
marchio Interlinea
editore Interlinea
formato Libro
pagine 168
pubblicazione 2008
ISBN 9788882126223
 
Promozione valida fino al 31/12/2020
12,00 11,40
 
risparmi: € 0,60
Spedito in 2-3 giorni
Un giovane seminarista nell’Irlanda di oggi; un cantante rock sulla strada di Santiago de Compostela; un assicuratore gay in chat da Lisbona con un cuoco milanese; un professore universitario di letteratura greca sulle tracce di un amico tra Danzica e Berlino; una bibliotecaria che tenta di cancellare un passato di prostituzione. Sono alcuni dei protagonisti sulle strade dell’Europa nei racconti di passione di questo libro: potrebbero perdersi per sempre ma non lo fanno. Il loro tormento si intreccia simbolicamente con le “macchine”, statue che rappresentano i momenti cruciali della Passione di Cristo portate in processione ancora oggi, dopo quasi tre secoli, nella città di Vercelli il venerdì Santo. È questa la cornice storica settecentesca dei racconti di Paolo Pomati, che vogliono provocare il lettore, anche riproducendo il linguaggio giovanile parlato di oggi: una città affollata di pellegrini e viandanti, osti e prostitute. “I personaggi di Paolo Pomati sanno nella paura. Ed è dalla forza di attraversarla che ottengono una duplice vittoria, sulla paura e su se stessi, lasciando improvvisamente soffiare qualcosa di antico, qualcosa di eterno, sulle loro vite distratte” (dalla presentazione di Laura Bosio).
 

Biografia dell'autore

Paolo Pomati

Paolo Pomati vercellese, giornalista professionista e scrittore, è il responsabile della comunicazione dell’Università del Piemonte Orientale. È laureato in Lingue straniere moderne con lode, menzione d’onore e dignità di stampa; specializzato in Comunicazione pubblica e istituzionale (Roma) e in Public Relations (New York University). È stato presidente dell’EUPRIO (European University Public Relations and Information Officers) per due mandati. Dirige due riviste, di cui una dedicata alla comunicazione digitale; è editorialista e critico teatrale presso testate locali. Tra le tantissime pubblicazioni, i romanzi Macchine. Storie di passioni (Interlinea, 2008) e Vite distratte. Una casa di Roma racconta (Interlinea, 2013); il volume L’università e l’immagine. Tra eventi, festa e rito (ed. Aracne); poi, una cospicua quantità di libri di storia, arte e turismo, saggi e articoli scientifici di comunicazione.

Un brano del libro

Marcel de Lubac si presentò a casa del conte Alciati abbigliato come se stesse andando al ballo mascherato di Versailles. Aveva un mantello che strusciava il pavimento, dello stesso tessuto nero e lucido della giacca e l’aveva abbottonato in modo da lasciare intravedere i jabot rialzati, anche perché le asole erano un unico ricamo di seta con qualche intarsio d’oro. 
Il conte Alciati, invece, aveva appena finito di indossare la sua tunica penitenziale di Santa Caterina e al festoso apparire di Marcel non riuscì a emettere parola. Più che l’abito, del tutto sconveniente per andare in processione per le vie di Vercelli, lo aveva turbato la parrucca boccolosa e incipriata che dava a Marcel l’aria di una cinciallegra. Marcel non gli diede il tempo di protestare, perché, scansandolo con una robusta manata alle spalle, aveva già guadagnato il centro del salotto.
«Voilà, voilà mon ami, tira fuori lo champagne! Dobbiamo brindare à la vie, à l’amour, à l’amitié!»
Il conte, al colmo dell’irritazione, ma anche della tenerezza per ospitare il suo più grande amico in casa sua, non riuscì a far altro che bofonchiare.
«Champagne il Giovedì santo? Non cambierai mai, Marcel!»
«Pourquoi-pas? Un po’ di allegria non ti guasterà».
«Ma non ti vergogni? Cristo sta per morire in croce e tu pensi a brindare? Sei un mostro, Marcel. E poi, come ti sei conciato? Dobbiamo andare in processione tra mezz’ora e io non ho una tunica da darti per nascondere questo carnevale».
«Uffa, Ignazio, la fai sempre tragica!» reagì Marcel, posando la flûte senza aver trovato lo champagne. «Che cos’ha che non va questo vestito? L’ha confezionato apposta per me Madame Grenouilly al Marais!» e posò affettuosamente le mani sulle spalle del conte, così quello dimenticò di colpo la sua rabbia; ma Marcel era già andato a sprofondarsi sulla sua poltrona preferita.

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