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Bob Dylan. Play a song for me

Bob Dylan. Play a song for me
titolo Bob Dylan. Play a song for me
sottotitolo Testimonianze
curatore
con testi di
argomento Letteratura Memorie e biografie
collana Alia, 37
marchio Interlinea
editore Interlinea
formato Libro
pagine 106
pubblicazione 2011
ISBN 9788882127787
 
12,00
 
Spedito in 2-3 giorni

Informazioni importanti

Testimonianze di Joan Baez, Stefano Benni, Fabrizio De André, Carlo Feltrinelli, Richard Gere, Allen Ginsberg, Francesco Guccini, Jack Nicholson, Fernanda Pivano, Bruce Springsteen, Patrizia Valduga, Alessandro Carrera.

"Io sono le mie parole" ha scritto Bob Dylan: in occasione dei suoi settant'anni sono qui raccolte le voci di compagni di strada (come Joan Baez, innamorata di "lui e la sua chitarra e le sue splendide, sconnesse, mistiche parole", Allen Ginsberg e Fernanda Pivano) e di chi è cresciuto con le sue canzoni (da Richard Gere a Bruce Springsteen, per il quale è stato "il fratello che non ho mai avuto"). Non mancano i cantautori come De André e Guccini ("Dylan è le nostre idee di allora, le nostre discussioni di politica e di musica"), con una canzona tradotta da Patrizia Valduga e testi di Stefano Benni e Carlo Feltrinelli, senza dimenticare il rapporto di Dylan con Obama, di cui parla scrive Carrera: "Hey! Mr. Tamburine Man, play a song for me!". Con una divertente e semisconosciuta finta lettera scritta dallo stesso Dylan alla madre della Baez, riemersa dai cassetti della Folksinger.
 

Notizie che parlano di: Bob Dylan. Play a song for me

Al grande cantautore sono dedicati "Play a song for me", con testimonianze di De André, Springsteen, Gere, Guccini e altri “compagni di strada” di Dylan, e "Parole nel vento". Di nuovo in libreria

Eventi collegati a Bob Dylan. Play a song for me

Casa della Torre, il 17.03.2018 alle ore 21.00, piazza C. Battisti, Cureggio (NO)

Guardavo la copertina, con Bob, con quella giacca blu satinata e la maglietta della Triumph. E quando ero un ragazzo, la voce di Bob in qualche modo mi elettrizzava e mi spaventava. Mi faceva sentire una specie di innocente irresponsabile. E così è ancora adesso. Ma raggiungeva e toccava la conoscenza del mondo che poteva avere un ragazzo di quindici anni che andava al liceo nel New Jersey di quel tempo. Dylan era un rivoluzionario; così come Elvis aveva liberato i nostri corpi, Bob liberò le nostre menti. E ci ha mostrato che anche se la musica era un fenomeno essenzialmente fisico, non significava che fosse incompatibile con la dimensione intellettuale. Ha avuto la visione e il talento di espandere la canzone fino a farle contenere il mondo intero (da Bruce Springsteen, Il fratello che non ho mai avuto).

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