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Edizioni di poesia a tiratura limitata

Serie con esemplari numerati (formato 14×21)


Lo sciame delle parole

Poesie di una vita

di Guido Zavanone

editore: Interlinea

pagine: 352

Questo libro, che raccoglie oltre cinquant'anni di attività poetica, si apre e si chiude nell'attesa di un segno. Una vita è passata ed il punto cruciale è il medesimo. Le parole sono certo tutto per il poeta, ma questo suo tesoro è quanto mai fragile, votato alla dispersione, se non alla dissoluzione dello "sciame" appunto. Siamo quindi dentro una poesia di scommessa spirituale e metafisica, come non poca poesia del Novecento, ma ci occorre subito una precisazione, si tratta di una scommessa "temperata", cioè accortamente regolata da due strumentazioni stilistiche, quali l'allegoria e l'ironia, che negli anni si sono venute affinando in diverse variazioni. Solo con questi essenziali contrappesi è possibile per Zavanone muoversi nell'autentico di una parola, che deve sempre trattenere qualcosa dell'"ombra" (lemma prediletto) umana.

La giostra

di Paolo Senna

editore: Interlinea

pagine: 32

"Sulle orme del poeta ligure Camillo Sbarbaro, Senna ha appreso e messo a frutto che la poesia guadagna in verità quanto meglio raggiunge la seconda scena, dietro le parole (e nelle sue poesie, accanto a quella dichiarata di Sbarbaro, c'è la presenza non meno attiva di Montale, egualmente poeta dell''oltre'). Accanto alla norma essenziale, così bene qui osservata e così, da tanti, disattesa (incapaci come sono di uscire da un sostanziale dilettantismo), che cioè i poeti debbono leggere assiduamente i poeti, un altro e egualmente produttivo dispositivo di inventio è visibile in La giostra, e cioè il suo voler essere un'opera aperta."

La luna nel Naviglio

Milano in poesia

di Massimo Bettetini

editore: Interlinea

pagine: 101

«Milano benedetta / Donna altera e sanguigna / con due mammelle amorose / pronte a sfamare i popoli del mondo» ha scritto Alda Merini della città  oggi capitale dell'Expo alla quale è dedicato questo libro in poesia.  Massimo Bettetini raccoglie poesie a partire dai navigli, perché «basta un filo di nebbia per dimenticare l'edificio di fronte / con i suoi malanni e le sue malinconie». Senza dimenticare gli omaggi precedente di poeti in musica come Lucio Dalla: «Milano tre milioni respiro di un polmone solo / che come un uccello gli sparino ma anche riprende il volo / Milano lontana dal cielo / tra la vita e la morte continua il tuo mistero».

Morfologia del dolore

di Evaristo Seghetta Andreoli

editore: Interlinea

pagine: 64

Questa raccolta poetica di Evaristo Seghetta Andreoli presenta, nel complesso, un inalterato segno del sentimento del dolore; sensazione che, anche se non investe tutte le liriche, esprime, fin dal titolo, uno dei motivi conduttori del libro, "Morfologia del dolore", appunto. Un tale stato d'animo si connota con svariati tratti distintivi, due dei quali risaltano in modo palese: come effetto durevole di una vita interiore contratta e insoddisfacente, nella quale risultano delusi gli ideali e i principi fondamentali; oppure come crogiolo ardente di un amore intenso e altalenante, quasi impossibile e ormai decaduto, che provoca sconcertanti contrasti. Situazione, però, che lascia uno stretto varco a una balenante e continua speranza.

Violaine

di Livio Ceschin e Rossella Frollà

editore: Interlinea

pagine: 184

«Gelosa del mio silenzio» è la cifra di una rivelazione nella poesia italiana, secondo Franco Loi. Il rapporto profondo e inscindibile fra natura e io interiore è il filo rosso che dà consistenza alla raccolta di versi con cui esordisce Rossella Frollà, Narra un legame fatto di vicende e sentimenti privati che diventano universali nel segno dello stupore o del sacrificio, dando voce al peso e alla profezia della condizione femminile e cantando «Delle donne, quello taciuto, pianto in segreto, sotto i tacchi di monotona cadenza… il peso». E Rossella Frollà è autrice che sposa in poesia una delle missioni che caratterizzano il pensiero di papa Francesco: «Noi siamo un ospedale da campo, fuori ci sono tanti feriti».

Origini

Poesie 1998-2010

di Giancarlo Pontiggia

editore: Interlinea

pagine: 248

Per la prima volta esce l'opera completa di uno dei maggiori poeti degli ultimi decenni. La poetica di Giancarlo Pontiggia unisce la limpidezza dell'immagine con la ricerca antiermetica, con una comunicazione diretta con il lettore, spesso invocato ma mai banalizzato. Il volume, molto ampio, contiene sei saggi inediti sull’autore tra i quali un testo di Carlo Sini.

Madri vestite di sole

di Mariastella Eisenberg

editore: Interlinea

pagine: 168

Le poesie che compongono la presente raccolta di Mariastella Eisenberg hanno il titolo piuttosto sconcertante di Madri vestite di sole. Perché vestite di sole? Perché, potremmo dire anche noi, la verità è nuda e il dolore è nudo.Nel prologo breve ma intenso, l’autrice ce ne dà presto una ragione. Il tema ricorrente di queste poesie, il filo rosso che le tiene insieme sarà la perdita di una figlia, una sua “creatura”, come dice lei stessa, e il solo modo di parlarne sarà la verità, giusto il titolo di Baudelaire, Mon coeur mis à nus, che sembra richiamare il titolo di Mariastella Eisenberg Madri vestite di sole. La poesia ha il compito di informare e si incarica di unire gli ascoltatori e i lettori nella partecipazione corale degli eventi che vengono rappresentati. Il tono di queste poesie è sommesso, di persona che parla a un amico, anche se rotto e a volte quasi balbettante. È lo stile diretto di chi vuole la verità, nuda, fuori da ogni ornamento.

L'estro delle maree

Dieci notturni

di Alessandro Turci

editore: Interlinea

pagine: 56

L’Estro delle maree costituisce l’esordio poetico di Alessandro Turci, nato a San Remo il 7 ottobre 1970 ma formatosi tra Milano, Parigi e Berlino. Tra la capitale tedesca e quella italiana è avvenuta la gestazione di questi dieci notturni, dove ben visibili sono le fonti d’ispirazione: la Liguria, la classicità, il fascino di un certo ermetismo e il mare. Accanto ai sonetti l’autore propone prose che vogliono svelare in controluce la filigrana dei versi, così come le dieci chine di Héctor Navarrete, l’artista nato a Córdoba-Argentina nel 1955, ne costituiscono un laconico e al tempo stesso evocativo controcanto. La scelta di pubblicare questa raccolta d’esordio è stata confortata dall’approvazione di Claudio Magris con un giudizio che può essere un invito alla lettura: «poesia strana, imprevedibile e intensa, che colpisce a fondo. Quella luce blanda, quella prudente luna e quel vento crudo e tutto quel senso d’intrepido fissare il volto e lo sgomento della vita s’incidono fortemente. Come d’altronde quei neri meriggi e quegli inverni velieri veramente s’imprimono nella memoria». Perciò questi versi chiedono d’essere ascoltati con un impegno: «non chiedere alla voce di mentire / i suoi ricordi».

Int e’ zét dal mi calér

di Marino Monti

editore: Interlinea

pagine: 144

Poesia d’occasione – in senso non banalizzabile – quella di Marino. Poesia di vita che viene dalle occasioni della vita. Poesia di un poeta sinteticamente lirico, di un poeta che ha la tipica fissità (e si dica pure fissazione) dei lirici; ossia il ritorno frequente agli stessi luoghi (in senso lato), che è poi un ritorno continuo al luogo da cui non si è mai per davvero partiti, da cui non ci si è mai veramente allontanati. Improduttivo sarebbe cercare di ingabbiare questa poesia in sezioni tematiche (anche per questo, credo, Marino non recinta i suoi temi), perché a dettarla sono sempre e solo le “occasioni”, investite di un sentimento che ne riscatta la banalità, che ne estrae l’essenza mettendone in tutta evidenza il valore, la cifra simbolica. Anche se poi in questa poesia non c’è nulla di sovrapposto, di intellettualistico, in definitiva di pretenzioso. Il suo fascino viene, al contrario, dall’estrema decenza del dire, dall’austera e pensosa evidenza delle cose, dalla mai forbita quotidianità delle “parole inventate” (ossia ritrovate).

Veli di passione

di Nada El Hage

editore: Interlinea

pagine: 128

Quale testimonianza giunge da Beirut, una città martoriata? Dolore, ma anche, o meglio, "l'ultimo cui si aspira (al-mubtaghi) e il fine ultimo (al-muntahi)": è Dio, inizio e termine di tutte le cose, principale oggetto della ricerca della poetessa libanese Nadia El Hage, compiuta in una mistica solitudine. Attraverso versi ricchi di luci e colori la giovane autrice eleva la propria chiamata vibrante e assetata di Dio e lo fa con una delle voci più autentiche e uniche della letteratura araba contemporanea.

Noi

Incontri di una lunga vita salvati in poesia

di Carlo Alberto Carutti

editore: Interlinea

pagine: 176

L’esordio poetico di Carlo Alberto Carutti si affida a questa sessantina o poco più di testi che vogliono “salvare in memoria” l’essenziale di una lunga esperienza di vita. Il “noi” del titolo è soprattutto degli affetti, familiari, di amicizia, di generazione; magari frutto di tardive scoperte ma non per questo meno accolti; e che nel collezionista appassionato di quadri e strumenti musicali si estende anche a questi oggetti altrettanto simbolici di una pluralità, di una cerchia moltiplicata, nel tempo e nello spazio, di condivisione della bellezza: che appunto è tale solo se l’io vi trova riflesso un noi. Questo noi inglobante affianca prima di tutto all’io poetico quello che nei riepiloghi della memoria appare come «il primo delli suoi amici», tanto da farsi ideale “motore” della raccolta, Giovanni Testori. A distanza di settant’anni è come se ora Carutti riscontrasse pubblicamente, dopo la lunga consuetudine privata con l’amico e il familiare – tramata in particolare, più che di letteratura, di spedizioni per quadri e pittori, per rivelazioni di mostre e di pitture – quella lontana, liminare inclusione di amicizia. Un suggello di vicinanza rivendicato da Carutti anche con la decisione generosa di inserire nella raccolta un bel manipolo di disegni inediti del suo amico Gianni, sorprendenti disegni del terribile 1944, di un Testori ventunenne che, muto di parole, si raccomandava allora a un segno tra Picasso e Braque per le sue angosciate riflessioni sulla condizione umana.

Le vertebre del tempo

di Piero Ranaudo

editore: Interlinea

pagine: 72

Le poesie di Ranaudo, al di là di ogni catalogazione critica, s’impongono alla mente e al cuore del lettore per l’immediata vivezza delle immagini, per una grazia spontanea, la stessa che ci fa ammirare l’apparire improvviso di un arcobaleno dopo un acquazzone, stupefatti e al contempo grati di partecipare a un fenomeno naturale affascinante e inconsueto. «Amo i frutti della terra», confessa Ranaudo, «il respiro della terra il mio polmone»: con questo animo e con questo vigore prende vita il suo sguardo, si allertano le sue sensibilissime antenne a captare (a cantare) luci e ombre, voci e silenzi in una vita che non perde il suo sapore di scommessa e di avventura e tanto più merita di essere esplorata e vissuta con piena disponibilità, in attesa di una “rivelazione”, di una presenza, di un incontro, a cominciare da se stessi.

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