Inni natalizi

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Informazioni importanti

«Grande è questo carme, nessun altro lo supera in potenza; attraverso quei canti quotidiani di tutta la bocca del popolo ognuno gareggia nel desiderio di confessare la sua fede»: così Ambrogio, il grande vescovo di Milano vissuto tra il 334 (o 340) e il 397, rispondeva ai detrattori parlando dei suoi inni, un’opera tuttora celebre e ricca d’interesse. «Si può dire per Ambrogio che la sua poesia è anche nel suo stile e il suo stile ha la suggestione evocativa, l’eleganza spirituale della grande, genuina poesia classica» (Carlo Carena). Edizione con testo originale a fronte.

 

Biografia dell'autore

Ambrogio

Sant’Ambrogio (339-397) è considerato una delle personalità più importanti nella Chiesa del IV secolo. Funzionario, vescovo, teologo e scrittore, è uno dei quattro dottori della Chiesa d’Occidente, insieme a san Girolamo, sant’Agostino e san Gregorio I papa. è patrono della città di Milano, di cui fu vescovo dal 374 fino alla morte. A lui è dedicata la basilica milanese che ne conserva le spoglie.

Un brano dal libro

inni-natalizi
Al canto del gallo

Eterno creator del mondo,
che governi la notte e il giorno
e le stagioni e i tempi alterni
per alleviare il nostro tedio,

già canta l’araldo del dì,
insonne nel cuor della notte,
notturna luce ai viandanti,
ritmando il migrar delle notti.

A quel canto, desto Lucifero
scioglie le tenebre del cielo,
tutta la torma degli iniqui
diserta le vie del male.

A quel canto, s’anima il naufrago,
si placano i flutti del mare;
colui che è pietra della Chiesa,
a quel canto, lava il peccato.

Leviamoci, dunque, solerti:
il gallo stimola chi indugia,
rimbrotta coloro che dormono,
i reprobi il gallo condanna.

A quel canto, torna speranza,
l’infermo riprende vigore,
il ladro nasconde il pugnale,
al reo rinasce la fede.

Gesù, ai vacillanti volgiti
e col tuo sguardo emendaci:
dinanzi a te cade il peccato,
col pianto è lavata la colpa.

Rifulgi, o luce, ai nostri sensi,
disperdi il sonno della mente:
a te il nostro primo canto,
a te le suppliche eleviamo.

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Ormai s'illumina il tuo presepe / e la notte irradio il suo fulgore: / ormai nessuna tenebra l'offuschi, / ma di fede indefettibile splenda