«Stampati da soli, i dodici sonetti sui mesi occuperebbero altrettante pagine, campeggiando ariosi come nel volumetto che Scheiwiller mise fuori nel 1977, l’anno dopo la morte dello scrittore novantenne […]. Forse non dispiacerebbe, ad Angelini, se li chiamassimo idilli, nel senso teocriteo o leopardiano o semplicemente etimologico: dodici quadretti appesi alla bianca parete di una galleria d’arte che vanno valorizzati con un largo passe-partout e da una cornice elegante. Ci si ricorda di quei commentatori che facevano stampare il loro commento in una grande edizione in folio: al centro, come un francobollo, qualche riga di un testo sacro o profano, comunque venerato, e tutt’intorno l’apparato di chiose e commenti. Così ha fatto Mussini per la corona dei mesi: ciascun sonetto introdotto da un cappello, si appoggia sul piedistallo dell’apparato di varianti, cui segue l’ampia spiegazione, nel senso proprio del termine» (dalla Presentazione di Pietro Gibellini).
Biografia dell'autore
Cesare Angelini
Cesare Angelini (1886-1976) nasce in una famiglia semplice della Bassa pavese, per sempre suo paesaggio dell’anima (lo lascerà solo per un paio di pellegrinaggi in Terrasanta e per qualche puntata alla Pro Civitate di Assisi). Sacerdote nel 1910, è chiamato dal vescovo Giovanni Cazzani a Cesena. Qui conosce Renato Serra, che lo introduce nel mondo della “Voce”. Tornato a Pavia, si dedica alla cura d’anime prima di essere chiamato alle armi come cappellano militare allo scoppio della Grande Guerra. Al fronte conosce Tommaso Gallarati Scotti e Carlo Linati. Negli anni venti pubblica Il lettore provveduto e Il dono del Manzoni, cui seguiranno diversi altri titoli. Collabora a riviste come “Il Convegno” e più tardi a quotidiani come “Il Resto del Carlino” e infine il “Corriere della Sera”. Ma partecipa anche all’esperienza di “Primato”, la rivista promossa dal gerarca fascista Giuseppe Bottai e aperta anche a intellettuali non schierati. Dal 1939 al 1961 è rettore del Collegio Borromeo. Qui invita i più bei nomi delle nostre lettere e fonda i “Saggi di Umanismo Cristiano”. Nel dopoguerra collabora specialmente con l’editore Vanni Scheiwiller, per cui pubblica raffinati libretti All’insegna del Pesce d’Oro. Tra di essi, nel 1970, Questa mia Bassa (e altre terre), suo libro eponimo (una cui nuova edizione è in programma da Interlinea).








