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Bianco giorno offeso

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Bianco giorno offeso
titolo Bianco giorno offeso
autore
argomento Letteratura Narrativa straniera
collana Biblioteca di narrativa, 11
marchio Interlinea
editore Interlinea
formato Libro
pagine 248
pubblicazione 2004
ISBN 9788882124601
 
15,00 12,75
 
risparmi: € 2,25
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Disponibile anche nel formato

Dopo il successo di Sole bruciato (Feltrinelli) Elvira Dones torna con un romanzo forte e doloroso che ha per protagonisti un profugo albanese in Svizzera e un amico dalla straordinaria vitalità mal incanalata e controcorrente. È il racconto di una profonda amicizia, quasi una purissima storia d'amore tra i due uomini. E in mezzo altre passioni, struggenti e impossibili perché così è la vita e perché i personaggi sono in balia della Storia. Un romanzo struggente, appassionante, vero.
 

Biografia dell'autore

Elvira Dones

Elvira Dones è nata nel 1960 a Durazzo, in Albania; si è laureata in Lettere albanesi e inglesi all’università di Tirana, allontanandosi dal suo Paese prima della caduta del muro di Berlino. Dal 1988 al 2005 ha vissuto e lavorato nella Svizzera italiana, alternando alla narrativa il lavoro di sceneggiatrice e giornalista. Oggi si è trasferita negli Stati Uniti dove continua il suo lavoro di scrittrice e autrice di testi per la tv. Nel 2007 escono due romanzi, uno da Feltrinelli (dove aveva esordito nel 2001 con successo in Sole Bruciato, romanzo crudo sul mondo tragico e violento della prostituzione) e uno da Interlinea, I mari ovunque.

Mi chiamo Ilìr Bejko. Il mio amico si chiama Max Baumann e io non so che pesci pigliare. Mi trovo davanti a una pagina bianca, tutta da scrivere. Sono due ore che mi scervello masticando inizi di racconto come fossero paglia e io un cavallo che gira in tondo. Anche se non devo inventare nulla. Che lo voglia o no, ciò che è successo è successo. La storia mi sta rannicchiata nello stomaco sfiancato dall’ulcera che deve aver cominciato a torturarmi sin da quando stavo in grembo a mia madre, e forse anche prima.
È una giornata in apparenza tranquilla, una di quelle giornate che non ti asfissiano con mille piccoli compiti tipo rifornire di cibarie il frigorifero vuoto, portare dall’unico calzolaio della città le scarpe rotte, e altre cose così.
È una giornata libera da obblighi banali, e proprio qui sta la sua perfidia. Non ti lascia nemmeno un pertugio per tentare la fuga.
“Racconta un giorno, quando avrai tempo,” mi aveva pregato Max, “con calma, senza fretta, capisci?”
Avevo annuito molto arrabbiato, e arrabbiato non è proprio la parola che ti dia l’idea della bestiale incazzatura che mi ero pigliato quel giorno

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