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Di niente, del mare

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Di niente, del mare
titolo Di niente, del mare
autore
argomenti Letteratura (narrativa, poesia, saggistica...) Narrativa italiana
Letteratura (narrativa, poesia, saggistica...)
collana Passio, 57
marchio Interlinea
editore Interlinea
formato Libro
pagine 148
pubblicazione 2017
ISBN 9788868570385
 
Promozione valida fino al 31/12/2021
12,00 11,40
 
risparmi: € 0,60
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Disponibile anche nel formato

Un pescatore che si veste da marinaio e parla con i gabbiani. Un mancato cantante che ha trovato sulla riva un diario e si fa compagnia con la vita di un altro. Due coniugi che, dopo averlo tanto sognato con i loro figli, partono da soli con una piccola barca, ma forse non ritornano più. Per decifrare la realtà occorre immaginazione: ecco la chiave per seguire tre storie che all’inizio scorrono parallele per poi incontrarsi in un finale sorprendente. Paolo Taggi ripropone tre incontri indimenticabili avvenuti nella trasmissione Radiodue 3131, con un capitolo inedito. Un piccolo libro di culto che ha ispirato spettacoli teatrali, mostre di pittura e presto diventerà un film perché, scrive l’autore, «il mare non porta regali ma scava in questo passato che sta sotto di me».
 

Biografia dell'autore

Paolo Taggi

Paolo Taggi non è nato sul mare, ma pensa di sì. Novarese, autore televisivo, regista e teorico dei media ha idea­to e realizzato tra gli altri Io confesso (RaiTre); Per un pugno di libri (RaiTre), Il grande talk (Tv2000, RaiTre); La talpa (RaiDue, Italia 1), Black Box (Mtv), Il gioco del mondo (Rsi).  Ha firmato Stranamore (Canale 5), Turisti per caso (RaiTre) e decine di altre trasmissioni. Tra i suoi docu-film Terza A. Affettuosamente compagni (RaiTre), I migliori anni della nostra vita (RaiTre), Più della Poesia. Due giorni nelle vite di Alda Merini (RaiTre, libro + dvd Interlinea, Novara 2010)L’anno senza giorni (Rsi, RaiTre); L’inatteso (Rsi), Ricette di vita a Puntarossa (Real Time). Il suo film Storia probabile di un angelo. Fernando Birri, rea­lizzato con Domenico Lucchini, è stato presente a molti festival internazionali nella stagione 2016-2017. Già direttore del laboratorio creativo Endemol e della scuola autori Rai, collabora con molte università italiane, in particolare l’Università Cattolica di Milano, dove si è specializzato con Gianfranco Bettetini in Scienze dello Spettacolo. Ha tenuto per conto di Ebu, Rai e Copeam per sei anni il corso di format televisivi per i dirigenti delle tv arabe aderenti all’Asbu, a Damasco. Critico cinematografico, ha collaborato con “Avvenire”, “Corto Maltese”, “La Stampa”, “Segnocinema”, “Duel”, “Bianco e Nero”, “Letture”. Attualmente scrive sul settimanale svizzero “Il caffè” e su “Satura. Lo stato della satira”. Alterna libri di saggistica a quelli di narrativi.
Tra i primi i più noti sono I fantasmi del dialogo (con Giorgio Simonelli, Bulzoni, Roma 1985); Il manuale della televisione (Editori Riuniti, Roma 2003, poi Gremese, Roma 2011); Un programma di. Scrivere per la tv (Pratiche, Milano 1997, poi Il Saggiatore, Milano 2005); La scatola dei format (Rai-Eri, Roma 2009); Storie che guardano. Andare al cinema tra le pagine dei libri (Editori Riuniti, Roma 2000); Vite da format (Editori Riuniti, Roma 2000) e il recente In che film stai vivendo? Le sceneggiature invisibili della nostra vita (Luca Sossella editore, Bologna 2015). 
In ambito narrativo, ha pubblicato 
Quasi noi (Nuova Eri, Torino 1993); Kentucky va in tv (Editori Riuniti, Roma 2002).
Di niente, del mare
, pubblicato a trent’anni da Sellerio, gli è rimasto nel cuore. Per questo dopo tanti inviti ha deciso di ripubblicarlo.
Hanno scritto dell’autore, tra gli altri: Aldo Grasso («Paolo Taggi è insieme coiffeur di narrazioni televisive e teorico di questo narrare. Ma invece di scrivere libri seriosi, saggi accademici, si diverte a riflettere di tv inventando altre storie»), Luciano Tarversa («Drammaturgia è la parola chiave del suo approccio al mezzo televisivo»), Simona Sparaco («Solo Taggi poteva mettere insieme cinema televisione e letteratura e farne un’opera meravigliosamente poetica»).

Un brano del libro

Un giorno di maggio

Ha visto le montagne confondersi con il cielo, in lontananza. La neve, ha pensato, rimane sospesa. Da allora vive così. I pescatori che abitano sulla spiaggia, nel paese dove abita, si alzano quando è ancora buio. Aprono le finestre che guardano verso il mare senza vederli. Né lui né il mare. Fricina è lì da sempre. Parla con il mare.

Guarda quei fili colorati che galleggiano, che si confondono con le alghe. Sono una cosa soltanto, adesso. Ma non hanno niente che li lega: li guardo ogni giorno. Ci sono almeno tre stoffe diverse, in quei fili; un fazzoletto, forse un lenzuolo e quelli, quelli sono pezzi di rete. È il mare che li fa incontrare, altrimenti non succederebbe. Poi li trascina via. Ieri non c’erano, per esempio.
Io invece c’ero; ero qui, guardavo.
Quel piccolo masso, che adesso affiora appena. Il tempo di dirlo e la risacca l’ha ricoperto, ma è un attimo, vedi? Adesso è di nuovo libero.
Oggi il mare è calmo, non ci sono onde, e lo si vede bene, quando sporge dall’acqua. Un’ora fa il mare era più scuro e quando le piccole onde arrivavano a riva lo coprivano, solo un filo d’acqua bastava a nasconderlo.
Tu non lo vedi, forse, ma si sta consumando. È uno scoglio fragile.
Tra due o tre ore non ci sarà più. Non ci sarà mai stato, per gli altri. Per questo sono qui.
Uno viene qui e dà un’occhiata al mare, magari i suoi occhi guardano appena più in là e non lo vede e non saprà mai di questo piccolo masso. Io lo so. Capita. Uno arriva, e non pensa che quello che vede sta partendo, in qualche modo. Anche se gli sembra una cosa ferma, mentre l’acqua si muove.
Questa mattina è uscita la prima barca a cercare i pesci spada; ho riconosciuto le voci dei pescatori che si chiamavano, il rumore del motore. C’era poco vento. C’è poco vento. Non mi sono voltato a guardare, e non l’ho vista passare, la barca, neanche loro mi hanno visto, eppure mi sono passati davanti, qui, tra questi scogli. Ma loro avevano altri pensieri e io nei miei mi perdevo.
Loro non ci fanno più caso, a me, e io preferisco dimenticarli, se così si può dire. O immaginarli diversi. Anche loro cambiano, come questo scoglio, sono sicuro che è così.

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«Del mare mi piace proprio questo fatto: che è immenso. Io nella mia vita non ho fatto palazzi, non ho fatto soldi: non ho fatto niente»

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