Il tuo browser non supporta JavaScript!

La fiera di Novara e altre storie della memoria

sconto
50%
La fiera di Novara e altre storie della memoria
titolo La fiera di Novara e altre storie della memoria
sottotitolo Un'antologia
autore
illustratore
presentazione di
argomenti Letteratura (narrativa, poesia, saggistica...) Narrativa italiana
Letteratura (narrativa, poesia, saggistica...)
collana Gli aironi, 57
marchio Interlinea
editore Interlinea
formato Libro
pagine 160
pubblicazione 2008
ISBN 9788882126711
 
15,00 7,50
 
risparmi: € 7,50
Spedito in 2-3 giorni

Informazioni importanti

Titolo in esaurimento: offerta per bibliofili
Per la prima volta un’antologia di alcuni dei migliori racconti di Dante Graziosi, il cantore della Terra degli aironi da lui attraversata sulla sua Topolino amaranto come medico veterinario e poi parlamentare. I suoi libri rievocano un mondo contadino a lui caro che ormai non esiste più, ma di cui è importante mantenere la memoria, soprattutto per le nuove generazioni. Queste pagine letterarie ci aiutano a riscoprire i paesaggi della pianura novarese e le tradizioni all’ombra della Cupola, tra storia e arte, tra città e risaie. Edizione illustrata con opere del pittore Sergio Bonfantini.
 

Biografia dell'autore

Dante Graziosi

Dante Graziosi è nato a Granozzo, un borgo sull’acqua delle risaie alle porte di Novara, nel 1915. Alla pratica letteraria è giunto nella maturità. Medico veterinario, docente universitario di Igiene e zootecnia all’università di Torino, parlamentare, fondatore dell’organizzazione novarese dei coltivatori, ha pubblicato molti saggi scientifici di zootecnia prima di dedicarsi alla narrativa. Avendo conosciuto il Palazzo, ha scelto i valori genuini e semplici delle proprie radici e li ha voluti raccontare. L’esordio letterario è avvenuto nel 1972 con La terra degli aironi, una serie di racconti in cui (come nel successivo Storie di brava gente) sul filo dei ricordi lo scrittore fa rivivere tradizioni, ambiente e personaggi di una civiltà contadina tra Sesia e Ticino ormai al tramonto. È però all’attività di medico degli animali che ha dedicato nel 1980 il suo più celebre libro, Una Topolino amaranto, lettura molto adatta anche per le scuole, da cui è stato tratto uno sceneggiato Rai. Nel 1987 ha pubblicato Nando dell’Andromeda, romantica saga padana che ha per protagonista un camminante, uomo libero e poeta, al tempo delle mondine, della vita sull’aia, delle prime lotte politiche nelle campagne. L’autore, scomparso nell’estate del 1992, predilige intingere il pennino nell’inchiostro della memoria, nella fedeltà alle radici che contraddistingue la sua vena letteraria, affiorante anche nelle opere postume Le vane speranze di Guido Collasio e Racconti e ricordi.

Un brano del libro

Quel maiale allevato con tanta cura, comprato piccolo, che stava in mano, alla fiera di Novara o di Borgovercelli aveva ormai superato i 150 chili ed era dunque tempo di far salami.
I vicini di casa venivano ad aiutarci per ammazzarlo e “regolarlo”; così si intendeva per dire di trasformarlo in salami, marzapani, costine, cosciotti e zamponcelli.
Ricordo che da noi venivano costantemente due cognati a darci una mano, il Giuvanòla e Carlotto, rosso di capelli come un normanno. Fu proprio al Carlotto che gli toccò quella mattina di tener la corda, alla quale era legato il piede posteriore del maiale, per condurlo lentamente al centro del cortile, dove s’era steso un letto di paglia per gettarvi sopra l’animale. Parve quella mattina che il maiale avesse “sentito” il suo triste destino.
Camminava in fretta, tirava la corda e il Rosso gli dava degli strattoni per fermarlo. Era peggio, il bestione ad un certo momento si mise a correre e cercò quasi riparo aggirandosi velocemente attorno alla pianta di pero che stava in mezzo al cortile.
La corda era lunga e Carlotto commise l’errore di abbracciarsi al tronco del pero; il maiale girò vorticosamente attorno e dopo tre o quattro giri chi si trovò legato al pero come un salame fu proprio il Rosso che gridava aiuto, mentre tutti si sganasciavano dal ridere, dimenticando di portar soccorso al malcapitato nostro amico.
Ma finalmente tutto si accomodò e la sera con il parentado e noi ragazzi, che una cena così ce la sognavamo una volta all’anno, ci sedemmo alla grande tavola, prolungata di qualche metro, perché la festa del maiale era una festa grande, cui partecipavano gli amici, i vicini di casa, gli zii con le loro spose fin dopo la mezzanotte.

Inserire il codice per il download.

Inserire il codice per attivare il servizio.