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La svolta e tutti i racconti

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La svolta e tutti i racconti
titolo La svolta e tutti i racconti
autore
curatore
con testi di ,
argomento Letteratura Narrativa italiana
collana Biblioteca del Piemonte Orientale, 30
marchio Interlinea
editore Interlinea
formato Libro
pagine 244
pubblicazione 2012
ISBN 9788882127909
 
Promozione valida fino al 31/12/2020
18,00 17,10
 
risparmi: € 0,90
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Per la prima volta sono raccolti in volume tutti i racconti di Mario Bonfantini, critico letterario e romanziere, studioso di letteratura francese e italiana, partigiano nella val d’Ossola: «La cordialità, un ottimismo di fondo conservato e fors’anche accresciuto dalle molte peripezie e difficoltà di cui la vita non gli è stata avara, sono le qualità che in Mario Bonfantini mi hanno sempre sorpreso. Trovar simili doti in un uomo è piuttosto raro, oggi; trovarle poi in un uomo di penna ha dell’incredibile» (Eugenio Montale).
 

Biografia dell'autore

Mario Bonfantini

Mario Bonfantini è nato a Novara, il 15 maggio 1904, primogenito di Giuseppe Bonfantini e Maria Ferrari. Segnato da un’educazione socialista e antifascista dal padre, che fu sindaco di Novara dal 1915 al 1922, e di spirito europeo e francese dall’università a Torino, si laurea sul Marino, ma la sua prima opera è il Baudelaire. E impegno e laica pietas si coniugano nella sua impresa giovanile di antifascismo morale e culturale: la direzione della rivista mensile “La Libra” (1928-1930; si vedano l’utile antologia curata da A. M. Mutterle nel 1969 per la Liviana di Padova e il reprint di tutti i dodici numeri dell’editore Forni, Sala Bolognese, nel 1980). L’altro pilastro di intellettuale militante, che chiude l’arco della lunga giovinezza, è nell’immediato dopoguerra la direzione a Milano di “Società nuova”, mensile «politico e letterario» (1945-1946). In mezzo, una fitta e avventurosa esistenza di libri e lezioni private, di saggi e traduzioni, di elzeviri e cronache sportive e sceneggiature, di giornate in bici, sul Rosa o sul Ticino. Una vita che culmina in due exploit. Nell’agosto-settembre 1939 il primo, di lieta esuberanza, il viaggio in barca a remi, con la moglie Mary Molino, sposata due anni prima, e con l’amico d’infanzia Giorgione De Blasi, da Novara a Ferrara. La grande prova il secondo, quando si getta, il 22 giugno 1944, dal treno in corsa, dal vagone piombato che lo deportava in Germania; seguirà l’esaltante premio di una parte di primissimo piano nella Repubblica partigiana dell’Ossola. Ma dopo la Liberazione, la carriera universitaria non gli è più preclusa per motivi politici. Così si decide a fare il professore. Vince la cattedra di Letteratura francese nel 1955. Insegna a Napoli e poi a Torino, dove muore, vedovo da qualche anno, il 23 novembre 1978. In questi ultimi trent’anni ha tradotto Rabelais e Baudelaire, ha scritto Stendhal e il realismo e molti saggi, anche di italianistica, ha ritratto il paesaggio e la civiltà del Novarese, dell’Orta, della Valsesia, e ha anche messo insieme cinque libri di narrativa.

Fu proprio su quel tratto di discesa – non più vera contrada del paese e non ancora del tutto stradone – che dalla piazzetta porta giù al casone dei pioppi dove abitava Erminio e io con lui, suo ospite: tratto incassato fra il muraglione di sostegno a sinistra e la lunga cinta della canonica a destra. Una strada che mi spiacque subito al primo sguardo: perché per cinquanta metri almeno vi si andava rinserrati, senza una traversa o un portone dove scantonar via in caso di «emergenza». Tutte le sere uscendo per la cena mi ripromettevo di evitarla al ritorno, benché ciò richiedesse un giro abbastanza lunghetto, e disagevole, al buio. E tutte le notti, tornando, mi ci ritrovavo col fedele Erminio, avendo dimenticato nel fervore dei discorsi serali e delle inerenti bevute i prudenti pensieri di poche ore prima.

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