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Reliquiario della grande tribolazione

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Reliquiario della grande tribolazione
titolo Reliquiario della grande tribolazione
sottotitolo Via crucis in tempo di guerra
autore
con testi di
Argomenti Letteratura (narrativa, poesia, saggistica...) Poesia italiana
Letteratura (narrativa, poesia, saggistica...)
Collana Passio, 54
marchio Interlinea
Editore Interlinea
Formato Libro
Pagine 48
Pubblicazione 2015
ISBN 9788868570392
 
Promozione valida fino al 31/12/2021
12,00 11,40
 
risparmi: € 0,60
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Disponibile anche nel formato

Scarpe logore, scatolette arrugginite, lamiere ritorte, brandelli di stoffa, chiodi, pezzi di legno: «di tanti alpini, delle loro gesta, / è tutto quel che resta». Giuseppe Langella evoca la vita quotidiana dei soldati della Grande Guerra, costretti nell'angustia delle trincee, fra reticolati e cunicoli, a partire proprio da queste esili tracce, dolorose reliquie di una via crucis di angosce, di disagi e di pazienza, nella quale poteva essere «clemenza / morire in un fulgore, / neanche il tempo di dire "muoio"».

Con tavole d'artista
 

Biografia dell'autore

Giuseppe Langella

Giuseppe Langella è nato a Loreto (Ancona) nel 1952 e vive a Milano. Insegna Letteratura italiana moderna e contemporanea all’Università Cattolica e dirige il Centro di ricerca Letteratura e cultura dell’Italia unita. Studioso di Manzoni e di Svevo, della letteratura risorgimentale e dell’ermetismo, si è occupato anche di riviste militanti, di scrittori cattolici e di prosa d’arte. È inoltre autore di un aggiornato manuale scolastico a uso dei trienni liceali, Letteratura.it (Edizioni Scolastiche Bruno Mondadori, Milano 2012). Come poeta ha esordito con Otto Escursioni (nell’opera collettanea Ascensioni umane, Grafo, Brescia 2002), pubblicando a seguire Giorno e notte. Piccolo cantico d’amore (San Marco dei Giustiniani, Genova 2003) e Quasi una trenodia (“Poesia”, marzo 2007). Con Il moto perpetuo (Aragno, Torino 2008) ha vinto, fra l’altro, il premio Metauro. Nel 2013 ha dato alle stampe, nella “Lyra” di Interlinea, La bottega dei cammei. 39 profili di donna dalla A alla Z. A Ponte di Legno, “paese della poesia”, gli è stato dedicato un totem con incisa una sua lirica. Con Guido Oldani è tra i fondatori del “Realismo terminale”. Fa parte, inoltre, del collettivo dei “Pentagrammatici”. Il suo interesse, umano oltre che storico-letterario, per le vicende della Grande Guerra viene da lontano, come testimonia il convegno sugli Scrittori in divisa. Memoria epica e valori umani (Grafo, Brescia 2000) da lui organizzato in occasione della LXXIII adunata dell’Associazione nazionale alpini.

Un brano del libro

Langella_Via-crucis_Guerra_Reliquiario_della_grande_tribolazioneIl linguaggio religioso avverte: ciò che viene presentato è cosa preziosa, cosa santa. Sante le vite perdute («Il vento ne rimescola le voci. / I nomi sono incisi sulle croci», Reliquie); santa è la natura devastata dagli ordigni di guerra che hanno modificato indelebilmente il paesaggio, cambiando fino i profili dei monti; santi i frammenti delle cose appartenute agli alpini; santi i manufatti umani in pietra, in ferro e lamiere, in legno e tela, in corda e cuoio, recuperati in chiave interpretativa in un impeto di pietà. In Reliquie, la poesia di apertura, Langella li nomina a uno a uno questi oggetti, li accosta in una “litania” che modula il sentire del lettore. A dire la preziosità e la fragilità di queste reliquie da custodire nella teca del cuore, «ceneri» rima con «teneri». Per ricordare la mostruosità di una tragedia che ha falciato un’intera generazione di giovanissimi («di docili cristi tutta una leva», come è detto in modo toccante in Legno dei dolori), «centinaia» ritma con «naia». Nel distico di chiusura è proprio alle «reliquie» che il poeta rivolge l’invocazione, perché siano esse stesse a testimoniare: «Custodi di memorie mai narrate, / scrigni preziosi, apritevi, parlate!»
Eccome parlano le reliquie! Tra quelle portate a valle da Nonelli, alcune attendono l’esplosione di luce che le farà apparire, altre fanno intuire l’ombra segreta racchiusa nella pietra. Una nota astratta emerge dai tagli profondi e dalle insenature scolpite nelle “pietre ferite” dalle superfici levigate e lucenti. Cosa vogliono figurare queste pietre compatte nella loro creazione figurativa? I tagli violenti imposti alla materia dura dicono la ferita, la tensione di un dramma, in pietre che possono essere figure drammatiche di montagne solitarie, volumi nello spazio legati al gesto dell’uomo che ferisce ed è ferito. Il nostro stato d’animo lo scopriamo già inciso nella Croce di Nonelli, che vede riunite reliquie diverse, dove il contrasto dei materiali impiegati (pietre scolpite, chiodi, parti metalliche dell’equipaggiamento del soldato in zona di guerra e legno dalle vene scoppiate per le infiltrazioni dell’acqua e del gelo) viene portato all’unità nell’alto segno di contraddizione che è, appunto, la Croce.

Rassegna stampa per Reliquiario della grande tribolazione

Da “Il Giornale di Brescia”, Nicola Rocchi, su "Reliquiario della grande tribolazione" di Giuseppe Langella

La prima cosa che hanno fatto, mettermi addosso una divisa: fredda, grezza, ispida al tatto, dura e pesante come ghisa

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