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I racconti del "Mattino"

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I racconti del
titolo I racconti del "Mattino"
autore
curatore
Argomento Letteratura (narrativa, poesia, saggistica...) Narrativa italiana
Collana Biblioteca di narrativa, 30
marchio Interlinea
Editore Interlinea
Formato Libro
Pagine 160
Pubblicazione 2017
ISBN 9788868571184
 
14,00 13,30
 
risparmi: € 0,70
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Dello scrittore scomparso nel 2015 emergono dalle pagine del “Mattino”, il quotidiano di Napoli, una serie di racconti pubblicati dall’82 all’85 grazie alle amicizie partenopee dell’autore della Chimera nate al tempo della neoavanguardia e del Gruppo 63. Vassalli mette in scena storie in cui si sente il profumo del Sessantotto, con il 18 politico e il dibattito sul nozionismo di quella stagione, la violenza che accompagna la passione cieca del tifoso di calcio, la superstizione bonaria, lo stile della politica italiana. L’ironia pervade le brevi narrazioni che compongono un primo mosaico di quel carattere degli italiani che l’autore ha rappresentato nei suoi romanzi in cui «l’Italia non è soltanto un Paese vecchio e sostanzialmente immobile: è anche due Paesi in uno. C’è il Paese Legale, sotto gli occhi di tutti, e c’è il Paese Sommerso, che tutti più o meno fanno finta di non vedere». Questi testi lo raccontano.
 

Biografia dell'autore

Sebastiano Vassalli

Sebastiano Vassalli nasce a Genova nel 1941 ma fin da bambino vive a Novara. Tra gli anni sessanta e settanta, nei quali insegna dopo la laurea in Lettere con una tesi su arte contemporanea e psicanalisi discussa con Cesare Musatti, partecipa alle vicende della neoavanguardia nell’ambito del Gruppo 63, all’inizio dipingendo e fondando una piccola casa editrice e riviste quali “Ant.Ed.” e “Pianura”. 
Esordisce con testi poetici affermandosi con alcune prose sperimentali (Narcisso è del 1968, cui seguono Tempo di màssacro e L’arrivo della lozione, sempre da Einaudi, presso cui pubblica anche il poemetto Il millennio che muore); nella pagina travasa, attraverso un furore linguistico e una satira culturale, le inquietudini politiche e sociali di quegli anni. Rispetto a queste esperienze giovanili Abitare il vento del 1980 segna il primo tentativo di distacco e svolta. Il protagonista, come nel successivo Mareblù, si sente incapace di cambiare il mondo con metodi trasgressivi e rivoluzionari (chiedendosi alla fine: contro chi?). 
Vassalli cerca quindi nuovi personaggi o, meglio, una letteratura pura. E in questo senso è per lui emblematico il poeta Dino Campana, la cui vicenda è ripercorsa nella Notte della cometa, la prima opera della stagione narrativa matura. La sua indagine approda a una dimensione esistenziale anch’essa pura, come la fanciullezza, al centro della ricerca delle origini della società odierna italiana nel romanzo L’oro del mondo, ambientato nel dopoguerra. Intanto Vassalli non smette di indagare il mondo con eclettismo intellettuale (si pensi a Sangue e suolo Il neoitaliano). 
L’investigazione letteraria delle radici e dei segni di un passato che illumini l’inquietudine del presente e ricostruisca il carattere nazionale degli italiani approda al Seicento con La chimera, un successo editoriale del 1990 (premio Strega), poi al Settecento di Marco e Mattio, uscito l’anno dopo, quindi all’Ottocento e agli inizi del Novecento con Il Cigno nel 1993. 
Dopo la parentesi quasi fantascientifica, inquietante e satirica, di 3012 e il viaggio al tempo di Virgilio e Augusto di Un infinito numero, in Cuore di pietra ricrea un’epopea della storia democratica dell’unità d’Italia simbolizzata da un grande edificio di Novara, Casa Bossi dell’architetto Antonelli. Nei libri a cavallo del Duemila lo scrittore si avvicina al presente riscoprendo anche il genere del racconto, soprattutto con La morte di Marx e altri racconti del 2006 e L’italiano dell’anno successivo, prima del ritorno al romanzo fondato sulla storia: la prima guerra mondiale in Le due chiese, del 2010, e gli antichi romani in Terre selvagge, che segna nel 2014 il passaggio dall’editore di quasi cinquant’anni di libri, Einaudi, a Rizzoli, dove appare nello stesso anno una nuova edizione della Chimera
Con Interlinea Vassalli pubblica Il mio Piemonte, la raccolta illustrata Terra d’acque e, tra gli altri titoli (oltre a Natale a Marradi e Il robot di Natale nella collana “Nativitas”), l’autobiografia Un nulla pieno di storie. Ricordi e considerazioni di un viaggiatore nel tempo (con Giovanni Tesio in forma di intervista con documenti e immagini) e Maestri e no. Dodici incontri tra vita e letteratura, Il supermaschio. Tra gli studi sullo scrittore novarese si segnala il numero di “Microprovincia” 49 (2011) La parola e le storie in Sebastiano Vassalli, oltre a La chimera. Storia e fortuna del romanzo di Sebastiano Vassalli, a cura di Roberto CicalaGiovanni Tesio (Interlinea, Novara 2003). Una curiosità: allo scrittore è dedicata la prima guida italiana di itinerari letterari cicloturistici, Nella pianura delle storie di Sebastiano Vassalli, in italiano e inglese (Interlinea-ATL, Novara 2013). 
Vassalli pubblica interventi militanti su quotidiani: dopo la collaborazione a “La Repubblica” e “La Stampa”, è opinionista del “Corriere della Sera” (i suoi Improvvisi. 1998-2015 sono raccolti dalla Fondazione Corriere della Sera nel 2016). Muore nel luglio 2015 e nello stesso anno esce postumo da Rizzoli Io, Partenope, seguito da riedizioni e antologie tra cui I racconti del “Mattino”
Per aggiornamenti si rinvia al sito www.letteratura.it/vassalli.

Un brano del libro

A me m’hanno promosso l’anno scorso. M’hanno fatto ragioniere (puh). Col trentasei che è il minimo dei voti perché io rifiuto il nozionismo e gli esami vorrei che fossero diversi, senza gli scritti e gli orali e le domande tipo quiz, chi è l’autore dello Zibaldone? Cos’è la termodinamica? Chi ha detto «Bruto, figlio mio»? Secondo me i professori devono verificare la maturità del cosiddetto candidato studiandone i comportamenti anche fuori dell’ambiente scolastico, cercando di capirlo, di proteggerlo, di aiutarlo in ogni circostanza e sempre. L’esame vero e proprio poi io lo vedo come una specie di cerimonia dove si leggono le motivazioni e si danno i diplomi ma senza voto; cioè. Tanto per non fare tutti uguali si potrebbe istituire una maturità a tre livelli, con il maturo di prima categoria che continua a studiare a spese dello Stato, il maturo di seconda che ottiene subito un impiego secondo le sue personali esigenze e il maturo di terza che va a pulire i cessi o a vendere la sigarette di contrabbando perché anche questi sono mestieri importanti, in una società civile ci devono essere il contadino, il facchino, il cameriere, l’operaio. Il poliziotto e il contrabbandiere. I mestieri devono essere tutti rappresentati e l’esame di maturità può servire appunto a smistare i giovani come la visita di leva: te fai l’ingegnere e te l’attore. Te fai l’elettricista e te il cuoco.
Invece il mio esame è stato una cosa stupidissima, col prof. Tupino di matematica che essendo balbuziente ha cominciato a dire fammi questa equa a-zione. Scri-ivi. Dunque lui balbettando a tutta forza m’ha dettato la sua equa azione ma io le eque azioni non le so fare, non mi interessano e alla fine gliel’ho anche detto cioè ho detto: «Rifiuto questo esame nozionistico». «A cosa servono le equazioni?» «Voglio dimostrare la mia maturità reale» mentre il Tupino insisteva: «Se-sei ma-maaturo fai l’equa a-zione». Alla fine è intervenuto il presidente cioè il preside della commissione esaminatrice per chiedermi: «Ma lei è proprio convinto di essere maturo?» Sì. Mi sono alzato in piedi. Ho risposto: «Signor preside della commissione». (L’ho chiamato signor preside della commissione per fargli capire che riconoscevo le gerarchie, rispetto le istituzioni eccetera. Che non sono un sovversivo, io). «La ringrazio per questa domanda che mi dà modo di chiarire la mia posizione nei confronti della matematica e degli esami» e intanto che parlavo pensavo, qual è la mia posizione nei confronti della matematica e degli esami? Ah, ecco; «Noi stiamo qui a fare le equazioni e ogni anno nel mondo milioni di persone muoiono di fame», bum. La vita è dura, ragazzi. E l’esperienza insegna che gli esami si possono anche sbarcare citando i morti di fame oppure i drogati, i disoccupati, i terremotati, i carcerati, i falliti. (Perché i prof. generalmente sono dei poveretti che se gli parli di cose grosse si spaventano). Dunque io per essere più sicuro li ho citati tutti e poi ho citato me stesso cioè il mio componimento di italiano dove già avevo sviscerato le problematiche dei disgraziati in genere e specificamente quelle degli handicappati perché l’anno scorso era l’anno mondiale dell’handicappato ma la prof. di italiano s’è messa a starnazzare che ero andato fuori tema, che dovevo parlare del Foscolo oppure di Manzoni, ah sì? Ho risposto «Tanto peggio per il tema» e il preside mi ha dato sulla voce: «Come si permette». «Stia zitto».
(Dal racconto "Maturità")

Notizie che parlano di: I racconti del "Mattino"

«C’è il Paese Legale, sotto gli occhi di tutti, e c’è il Paese Sommerso, che tutti più o meno fanno finta di non vedere». Brevi narrazioni cariche di ironia dall'autore della Chimera. Presentazione al Salone del Libro di Torino
Vi aspettiamo dal 18 al 22 maggio, stand L25, per festeggiare i 25 anni della casa editrice, ricordare l'amicizia con Sebastiano Vassalli e guardare al futuro con nuove collane e iniziative.

Eventi collegati a I racconti del "Mattino"

Circolo Ufficiali Marina Militare, il 06.06.2017 alle ore 18.00, via Cesario Console 3, adiacenze piazza Plebiscito, Napoli

Mi stupisce che gli italiani non si rendano conto della fortuna che gli è toccata, che addirittura la considerino una disgrazia. Che siano convinti di vivere in un Paese dissestato e corrotto, figuriamoci

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