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Diario intimo

Diario intimo
titolo Diario intimo
sottotitolo Inedito
autore
curatori ,
argomenti Letteratura (narrativa, poesia, saggistica...) Testi vari di letteratura
Letteratura (narrativa, poesia, saggistica...)
collana Passio, 36
marchio Interlinea
editore Interlinea
formato Libro
pagine 80
pubblicazione 2006
ISBN 9788882125752
 
12,00
Un diario inedito ritrovato ricostruisce la tormentata vicenda umana e spirituale di un grande poeta del Novecento, Clemente Rebora. Le pagine sono state scritte dopo la cosiddetta conversione religiosa che lo portò a entrare nell'ordine dei padri rosminiani. L'autore ripercorre la sua giovinezza, gli incontri più importanti, le passioni amorose e spirituali, con un tormento interiore e una volontà di ripartire da zero: "la Parola zittì chiacchiere mie".
 

Biografia dell'autore

Clemente Rebora

Precursore di Montale e Ungaretti, Clemente Rebora (nato a Milano nel 1885 e morto a Stresa nel 1957) è uno dei poeti alle origini della poesia del Novecento. Trascorre una giovinezza intellettualmente intensa: collabora con riviste letterarie e in particolare con la “Voce” di Prezzolini che nel 1913 gli pubblica i Frammenti lirici. Escono nel 1922 i Canti anonimi, successivi a un grave trauma nervoso provocato da un’esplosione durante la guerra. Dopo un itinerario di conversione matura, prende i voti religiosi nel 1936. Nel 1956 il giovane editore Scheiwiller fa uscire i Canti dell’infermità.
Di Clemente Rebora Interlinea ha in catalogo le edizioni commentate dei Frammenti lirici e del Curriculum vitae, oltre ai testi Il tuo Natale di fuoco. Poesie. lettere, pagine di diario, postille e ineditiTra melma e sangue. Lettere e poesie di guerraRosmini mistico, Passione  e il carteggio inedito con Vanni Scheiwiller Passione e poesia. Lettere (1954-1657).

Un brano del libro

CLEMENS
Se ben ricordo, da ragazzo non portavo volentieri il mio nome, Clemente: mi sapeva forse di quella pietà controproducente, come si dice oggi, per l’ambiente in cui crescevo; la mia famiglia, cosě brava, si era però sganciata – al tempo di Garibaldi – dalla sua tradizione cattolica, pur camminando ancora nella sua scia morale, con grande rettitudine, e austerità, ma senza più nulla di soprannaturale. Io ero quindi all’oscuro di ogni nozione e alimento della Fede (ma il Santo Battesimo, che io avevo ricevuto due giorni dopo la nascita, operava occulto: da fanciullo avevo scritto una poesia con il seguente ritornello: «Sola, raminga e povera un’anima vagava…»; e più tardi mi dicevo che avevo sbagliato pianeta; e mi pareva di dover farmi perdonare di esser anch’io al mondo; e infine, l’incomprensibile travaglio fra due leggi, nel terribile isolamento, fin che verso i ventotto anni prevalse il male!); le aule scolastiche non avevano nessun richiamo a Dio, all’aperuisti credentibus Regna coelorum; e io ero dispensato dal ricevere l’insegnamento religioso. Ora avvenne che un giorno a scuola, durante una lezione di latino sentendo spiegare gli aggettivi a una terminazione, come prudens, sapiens, la mia mente corse al mio nome clemens: qualcosa avvenne dentro di me: non so come e quando, mi balenò il mistero trinitario: Ens, Mens, Clemens: Padre e Figlio e Spirito Santo. Fui felice, ma non che me ne rendessi conto; composi anche il mio motto traducendo liberamente Clemente Rebora in Clementia et Robur. Ma ohimè! A 45 anni, quando Gesù mi fece eucaristicamente suo, conobbi anche il mio Patrono, San Clemente Papa e Martire: oh mi facesse clemente, così! Fin che l’Anno Santo (se non sbaglio) il giorno del Nome SS. di Maria, davanti all’altare dell’Addolorata, la Mamma di misericordia, a nominarmi di Lei in un lavacro incessante del Sangue di Gesù.

    

Come pesce già boccheggiante sulla riva, rimesso in acqua, beccheggia e rulla su se stesso in un confuso e lento riaversi; poi, a un tratto, via guizza felice nel suo elemento

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