È necessario che qualcuno ogni tanto ce lo ricordi, il senso di molte delle cose che facciamo: a noi che ogni mattina ci alziamo con l’unico pensiero di fare goal, senza apprezzare del tutto l’immensa felicità che ci regala il solo, e semplicissimo, tocco del pallone.
Marco Cattaneo
Lo sport, fin dai tempi più antichi, ha accompagnato l’uomo nelle sue attività quotidiane. Per migliorare il proprio aspetto fisico, per la necessità di allontanare lo stress, per amore del culto del fisico, per superare i limiti che la natura ci ha imposto, tutti abbiamo praticato, almeno una volta nella vita, un’attività sportiva che ci ha permesso di entrare in dialogo con il nostro corpo.
Alcuni scrittori praticavano, anche con una certa assiduità, uno sport perché ritenevano che la cura del corpo fosse importante quanto quella della mente, ma in Italia la letteratura se ne è occupata solo marginalmente in quanto si riteneva che lo sport non fosse un argomento sufficientemente “elevato” per poter essere annoverato in libri di una certa importanza. È solo nell’ultimo mezzo secolo che, grazie a una serie di studi sui linguaggi del corpo, l’argomento ha iniziato a interessare.

Gli invincibili della neve di Benito Mazzi, con un contributo di Mario Rigoni Stern rende omaggio a una delle massime espressioni italiane di sport agonistico: le Fiamme Verdi, che ottennero per il loro paese, nel 1936, il primo oro olimpico nella disciplina sciistica.

Nel romanzo, Sento che domani vinciamo. Una tragica storia di pallone, Benito Mazzi si occupa di microstoria: la nascita e i primi passi della squadra calcistica della sua valle, la Val Vigezzo, creata fra l'indifferenza, se non l'ostilità, degli abitanti. «Troppo raramente guardiamo al passato per dare valore a tutte le comodità di oggi» commenta Marco Cattaneo nell’introduzione e spiega come le difficoltà e i sacrifici di quei ragazzi del dopo guerra gli abbiano fatto capire che tra le comodità del mondo moderno a volte ci si dimentica delle cose più semplici, come la felicità di fare ciò che si ama. «È necessario che qualcuno ogni tanto ce lo ricordi, il senso di molte delle cose che facciamo: a noi che ogni mattina ci alziamo con l’unico pensiero di fare goal, senza apprezzare del tutto l’immensa felicità che ci regala il solo, e semplicissimo, tocco del pallone».

Il calcio è protagonista anche del testo di Giovanni A. Cerutti L’allenatore di Auschwitz. Árpád Weisz: dai campi di calcio italiani al lager. L’autore ripercorre la storia dell’uomo che fu commissario tecnico dell’Inter, del Novara e del Bologna e che per primo introdusse gli schemi del campionato italiano, fino alla sua tragica fine nel lager di Auschwitz. Seguendo i passi di Weisz è possibile comprendere l’importanza della memoria e come le brutture della guerra siano arrivate a intaccare anche lo sport.

Un anno in A. Novara calcio 2011-2012: l’avventura continua di Renato Ambiel e Mario Finotti racconta una pagina felice del calcio novarese, ricordando l’anno vissuto sotto i riflettori. La particolarità del volume fotografico è l’impostazione tematica, pensata per raccogliere non solo cronache, ma tutti gli aspetti più interessanti dell’anno 2011-2012, con l’obiettivo di invitare alla lettura appassionati di calcio, lettori vari e creare un ricordo che possa restare stabile nel tempo.








