È la magia della pagina scritta. Che è tanto più stupefacente quanto più la penna che la scrive è una penna raffinata d’autore.
Rientrano in questa categoria alcuni volumi pubblicati da Interlinea in cui la penna di grandi autori si cimenta con la descrizione del territorio. Territori fisici, che spesso coincidono con i territori dell’anima.

In Terra d’acque. Novara, la pianura, il riso Sebastiano Vassalli racconta se stesso e le zone che più gli sono care della provincia novarese dove «si impastano terra e acqua», ripercorrendo episodi storici, personali e facendo rivivere i personaggi che animavano la pianura in passato, rendendola «crocevia di vite, di storie, di destini, di sogni». Per Vassalli il paesaggio non è solo uno sfondo, è essenza stessa delle sue storie.

«Un orizzonte esclusivamente umano, per noi e le nostre storie, non soltanto sarebbe insopportabile, come già aveva intuito Friedrich Nietzche più di un secolo fa: ma non sarebbe possibile e forse non è nemmeno pensabile». Così si conclude l’intervento di Vassalli nel volume Le anime del paesaggio. Spazi, arte, letteratura, scritto con Flavio Caroli e Philippe Daverio. I tre autori offrono moderni sguardi sul paesaggio per vivere la cultura, la natura, l’arte e la letteratura nella società contemporanea. Caroli conduce i lettori in un viaggio attraverso i quadri più famosi che raccontano «il volto e l’anima della natura», mentre Daverio punta l’attenzione sul paesaggio della modernità, ricordando l’importanza di continuare a riflettere sulla domanda architettonica e urbanistica.

Matteo Gambaro in Costruire il paesaggio. L’architettura italiana tra contesto ambientale e globalizzazione riflette sul tema della responsabilità dell’architettura nella trasformazione del paesaggio e parla di «architetture contemporanee svuotate di qualunque razionalità, espressione di una globalizzazione superficiale che sta snaturando il paesaggio delle nostre città, nel silenzio della comunità scientifica, intellettuale e della classe politica che ci governa».

Il paesaggio emerge in tutta la sua concretezza dalle parole di Romina Emili in Quasi paesaggi. Viaggi quotidiani tra poesia e fotografia che «evoca le atmosfere e i paesaggi della quotidianità con spirito di terrestre adesione al mondo delle cose». Emili, prima fotografa che poetessa, accosta a ogni sua poesia una fotografia che contribuisce a offrire una nuova prospettiva da cui interpretare il paesaggio raccontato.

Al paesaggio si legano inevitabilmente la Storia e le tradizioni di un luogo. Da esso, infatti, dipendono decisioni e strategie belliche, usi e costumi particolari, leggende ed espressioni dialettali. In Paesaggi. Storie e leggende in Piemonte Giuseppe Torelli si muove in questa direzione, narrando storie e aneddoti che caratterizzano il Piemonte.

Le Verbanine. Lettere di Apostolo Zero pellegrino di commercio e amore trovate da Giovanni Faldella e illustrate da Giuseppe Ricci, secondo l’edizione 1892 ci conducono in un particolare viaggio lungo il lago Maggiore e dentro l’umanità. Giovanni Faldella, scapigliato piemontese, finge il ritrovamento delle lettere composte da Apostolo Zero «pellegrino di commercio e amore», presentando al lettore un paesaggio descritto con fascino e ironia.

Gli animali sono il simbolo di un territorio e parte integrante del paesaggio, ciò che lo caratterizza e lo rende speciale. La campagna novarese e le sue risaie sono rappresentate dall’airone, a cui si deve anche il titolo dell’opera di Dante Graziosi, La terra degli aironi. In questo romanzo l’autore rivive i suoi “anni ruggenti” fino alla Resistenza, raccontando storie personali di cui la natura è protagonista.

Come si diceva il paesaggio è legato indissolubilmente alle tradizioni di un luogo, siano esse folkloristiche o enogastronomiche. Il territorio piemontese è da sempre rinomato per i suoi vini pregiati e per i vitigni che si stendono per ettari sulle colline. Il Centro novarese di studi letterari con il sostegno dell’Assessorato al turismo della regione Piemonte propone l’itinerario La strada dei vini di Mario Soldati. Itinerari d’autore in Piemonte tra turismo e letteratura.

Sempre nel Piemonte, ma questa volta tra le sue montagne, si muove lo sguardo di un grande scrittore del Novecento italiano, Mario Bonfantini. Il suo libro riscoperto, La Valsesia. Arte, natura e civiltà percorre la storia della valle e ne descrive, con originalità e qualità letteraria, il territorio: dalla Valsesia inferiore fino a Borgosesia e Varallo, poi le vallate, i paesi, i monumenti, i personaggi.

Sono invece i magici scenari della Toscana, cuore verde d’Italia, quelli nei quali ha metaforicamente intinto la sua penna Mario Luzi, dando alla luce Toscana Mater. Una magia, un viaggio nel tempo fino al cuore della storia e dell’arte italiana, l’Umanesimo, il Rinascimento. Firenze, un meraviglioso museo a cielo aperto e intorno alla città si stende un territorio traboccante di suggestioni: il Mugello e più a nord la Versilia, con il clima mite, i paesaggi. C’è Lucca coronata di mura e ancora Pisa e la sua piazza miracolosa, le pinete maremmane e la costa tirrenica, Arezzo, le torri medievali di S. Gimignano, il Chianti dipinto dal lavoro dell'uomo come un paesaggio leonardesco, Siena e le sue contrade.

Paesaggi del silenzio di Camillo Pennati attraverso strategia linguistica e sapienza stilistica delinea «uno dei tentativi di sottrarsi alla crisi novecentesca del discorso poetico e alla destrutturazione dell’oggetto che di quella crisi era il dato più eminente e vistoso».

Matteo Gambaro ha curato il volume Diego Boca. L’architettura del paesaggio in cui si rende omaggio alla figura di un grande architetto, appartenuto alla generazione dei giovani che si sono inseriti nel mondo del lavoro nel dopo guerra. L’accento è posto soprattutto sulla concezione “paesaggistica” dei suoi progetti, un approccio che non abbandonerà per tutto il corso della propria carriera.








