È un viaggio che parte dai discorsi del presidente della Repubblica Mattarella pronunciati il 27 gennaio che restituiscono una preziosa testimonianza di pace e impegno civile. Si prosegue con un ritratto inedito di Primo Levi di Giovanni Tesio e una selezione delle voci narrative e poetiche più potenti che hanno raccontato l'Olocausto. Giovanni Cerutti racconta la storia una storia di sport troppo a lungo dimenticata, quella dell'allenatore di calcio di origine ungherese Árpád Weisz vittima delle leggi razziali in Italia e del lager. Anna Lavatelli e Antonio Ferrara offrono due storie delicate ma commoventi per bambini e ragazzi, tratte da fatti realmente accaduti.
«Per fare davvero i conti con la Shoah non dobbiamo più rivolgere lo sguardo soltanto al passato» (Sergio Mattarella)
La nostra memoria. I discorsi per non dimenticare la Shoah di Sergio Mattarella
«Il ricordo della Shoah è sempre» secondo Liliana Segre, testimone dell’Olocausto, che in questo libro scrive un testo commosso e lucido su questa tragedia, introducendo i discorsi del presidente della Repubblica nel Giorno della memoria. Nella convinzione che occorre «non incolpare il destino» e «meditare che questo è stato», Mattarella riflette su quando viene negato il diritto a essere persone, nella nebbia fitta dell’ideologia e dell’odio razziale, raccogliendo le testimonianze di tanti italiani perché «il loro ricordo sia di benedizione».
IL DRAMMA DEL TEMPO NELLA VICENDA DI BONHOEFFER
Questo libro di Alessandro Andreini, con scelta inconsueta e sapiente, segue il filo conduttore dell’esperienza del tempo nel rileggere la testimonianza umana e cristiana offerta da Bonhoeffer nelle sue lettere e nei suoi scritti dal carcere. Insieme al modo di intendere la vita e la morte, il bene e il male, nonché il senso della natura, dell’umano e del divino, la concezione del tempo e dello spazio è una coordinata determinante per orientarsi nella visione dell’esistenza».
Salvare il tempo. La lotta di Dietrich Bonhoeffer nel carcere nazista di Alessandro Andreini
«L’idea del tempo eventualmente perduto provoca in noi una costante inquietudine ogni volta che guardiamo indietro. Perduto sarebbe il tempo in cui non avessimo vissuto da uomini». Così scriveva il teologo luterano tedesco Dietrich Bonhoeffer in una memoria indirizzata ai suoi amici, membri della resistenza al nazismo, tre mesi prima dell’arresto, il 5 aprile 1943. La sua vita in carcere e il suo martirio, due anni dopo, all’età di 39 anni, costituiscono il culmine della sua testimonianza di autentico discepolo del Vangelo. Ne fa parte un’eroica lotta per “salvare il tempo” con tutti i mezzi che la sua forte personalità ha saputo mettere in campo, ricostruita dall’autore in questo appassionante percorso che può diventare un piccolo manuale di sopravvivenza in tempi ostili.
«Tutto Levi si può leggere in una sorta di doppio filo incrociato. Da un lato i libri in cui prevale nettamente una volontà di chiarezza e d’ordine, di moralità e di ragione; dall’altro la spinta uguale e contraria dell’enigma e delle tenebre, l’infezione cosmica dell’annientamento: tra ordine e caos»
Primo Levi: ancora qualcosa da dire. Conversazioni e letture tra biografia e invenzione di Giovanni Tesio
Un volume che fa il punto su Primo Levi e la Shoah lasciando parlare lo scrittore grazie a una serie di interviste raccolte da Giovanni Tesio e a documenti d’archivio, tra cui autografi e fotografie. Un ritorno a Levi per appassionati lettori ma anche per insegnanti che vogliono approfondire con i propri studenti la figura di uno scrittore centrale per comprendere gli orrori della guerra e il Novecento.
RACCONTARE LA SHOAH, IN POESIA E PROSA
Due antologie curate da Giovanni Tesio raccolgono i testi di grandi scrittori e poeti che hanno reso la loro drammatica testimonianza oggetto di elaborazione letteraria.
«Noi che suonammo senza uno spartito / fummo chiusi / dietro le righe a pentagramma del filo spinato»
Nell'abisso del lager. Voci poetiche sulla Shoah. Un’antologia a cura di Giovanni Tesio
«Dopo Auschwitz scrivere ancora poesie è barbaro» è la frase del filosofo Adorno che ha suscitato tante polemiche ma anche stimolato a riscoprire le voci poetiche più intense della Shoah, per la prima volta qui riunite in un’antologia internazionale. Emerge soprattutto il loro valore di testimonianza, di presa diretta e di riflessione, che non attenua l’importanza anche estetica dei testi di Paul Celan o Nelly Sachs, di Dietrich Bonhoeffer o Mario Luzi, fino ad Antonella Anedda ed Erri de Luca.
Nel buco nero di Auschwitz. Voci narrative sulla Shoah a cura di Giovanni Tesio«Che romanzi volete che ci siano, dopo Auschwitz e Buchenwald?» scriveva Carlo Levi, riflettendo sulle possibilità letterarie del “dopo”. Eppure molti hanno scritto, in tempi e modi diversi, rispondendo a un bisogno e anche a un dovere, a una necessità morale. Alcuni di essi, tra i più significativi, sono raccolti in questa antologia, da Primo Levi ad Anne Frank, da Etty Hillesum a Jean Améry, da Peter Weiss a Friedrich Dürrenmatt e David Grossman, presentando insieme – seppur separati – sia chi, avendo vissuto l’esperienza del lager, ne ha dato testimonianza sia chi, invece, non avendola vissuta personalmente, ne ha però fatto oggetto di elaborazione letteraria.
LA STORIA DI ÁRPÁD WEISZ: IL DRAMMA DELLA SHOAH NELLO SPORT
«Frammenti lacerati, che stentiamo a ricomporre e che lasciano intravedere le vertiginose profondità dell’abisso che si è spalancato nel cuore dell’Europa. La storia di Árpád Weisz è uno di questi frammenti.»
Calcio e discriminazione. Il caso dell'allenatore ad Auschwitz. Ascolta il podcast:
L'allenatore ad Auschwitz. Árpád Weisz: dai campi di calcio italiani al lager di Giovanni Cerutti
Un'importante ricerca su una figura chiave della storia del calcio italiano ed europeo, vittima delle leggi razziali e del lager, facendoci riflettere sul legame tra sport e discriminazione. L’ungherese Árpád Weisz, tra i più grandi allenatori degli anni trenta, colui che introdusse per primo gli schemi nel campionato italiano, fu commissario tecnico dell’Inter (dove scoprì Giuseppe Meazza) ma anche del Novara e del Bologna, fino all’espulsione dall’Italia, in seguito alle leggi razziali, e alla tragica fine nel lager di Auschwitz.
Il giovane poeta ucraino Alex Averbuch "oltrepassa le soglie" della lingua, tra ucraino e russo, e del tempo, raccontando l'occupazione russa legandola alle memorie della sua famiglia di origine ebrea, vittima della Shoah, nella silloge L'ultima cena del mio corpo.
mi perdono / Il bisnonno ucraino col suo pogrom al bisnonno ebreo / la bisnonna polacca che strappa i capelli alla bisnonna ebrea / il bisnonno russo che strappa / l’ultimo pezzetto alla bisnonna ucraina / la bisnonna ebrea che denuncia / il bisnonno ucraino / sono tutti qui adesso / all’ultima cena / del mio corpo
L’ultima cena del mio corpo di Alex Averbuch
Con testo originale ucraino a fronte, traduzione e cura di Alessandro Achilli
Una selezione di alcuni dei più recenti testi del poeta ucraino Alex Averbuch, accomunati dal tema della guerra, dal secondo conflitto mondiale all’aggressione russa nella sua regione natale, Luhans’k. Dai versi di Averbuch emerge una pluralità di voci, tormentate dalle guerre e dalle deportazioni, mettendo al centro la storia dell’Ucraina tra presente e passato. Ma la sua poesia è tanto collettiva quanto individuale: «per Averbuch la centralità dell’esperienza corporea è, forse a prima vista paradossalmente, la negazione della chiusura solipsistica nell’io in favore di una costante ricerca di un dialogo con corpi che sono al contempo altri e parte stessa del sé» (dalla presentazione di Alessandro Achilli).
RACCONTARE LA DEPORTAZIONE
"Affidare alla scrittura il racconto della deportazione non è semplice proprio per le atrocità da descrivere. Spesso gli scritti sul lager vengono sbrigativamente rubricati solo come memorie o testimonianze, quando non presi neppure in esame, né catalogati. Ciò in parte dipende dal fatto che gli autori sono spesso completamente sconosciuti, con nessuna esperienza di scrittura alle spalle, e che magari non hanno al loro attivo altre opere oltre a quella concentrazionaria; d’altronde, molto spesso le opere sono considerate atti di accusa o di denuncia, documenti storici, quando non liberazioni a scopo terapeutico. Perciò è tempo forse di superare l’aforisma adorniano – in realtà poco compreso – sull’impossibilità di fare letteratura dopo Auschwitz, analizzando piuttosto il lascito della letteratura della deportazione nella storia, anche letteraria, del Novecento."
La letteratura concentrazionaria. Opere di autori italiani deportati sotto il nazifascismo di Elena Rondena
È possibile scrivere sulla deportazione? Non è più auspicabile il silenzio? A tali interrogativi intende dare risposta questo libro, che viene a colmare un vuoto critico e storiografico teorizzando, nella prima parte, il canone della “letteratura concentrazionaria”, della cui ricchezza dà prova la rosa delle ventuno opere degli autori italiani, per lo più sconosciuti, proposte nella seconda parte. La suddivisione per generi (saggio, diario, lettere, racconto, autobiografia, romanzo, poesia), inoltre, propone gli strumenti per un’analisi che ne rivendica il valore eminentemente letterario. Si può pertanto avvalorare il giudizio che l’ex internato Andrea Bianco espresse sul settimanale “Deportazione” nel 1946: «È vero, come dicevano i nostri maestri, che quando un sentimento riesce a dar vita ad una poesia, ad un romanzo, ad una commedia, riesce in una parola a fare letteratura, essa ha radici profonde nell’animo umano e non può quindi essere una passione labile e caduca, ma è destinata a germogliare, a dare frutti sempre più belli».
NOVARA E LA SHOAH
Come la cittadinanza novarese si interrogò sulla Shoah, dopo la Liberazione? Quale ascolto ebbero gli ebrei sopravvissuti? Che cosa resta oggi di quella memoria?
Un libro che nasce da un grande lavoro di ricerca a partire da documenti d'archivio, testi giornalistici e testimonianze.
Novara e la Shoah. Presenza e persecuzione antiebraica tra indifferenza, complicità e soccorso
di Anna Cardano
Antichi pregiudizi e stereotipi sono alla base della diffusione dell’antisemitismo che favorì anche a Novara l’applicazione delle leggi razziali contro la piccola minoranza di ebrei presenti in città. Negli anni trenta e quaranta si arrivò così, nel breve volgere di pochi anni, a produrre un’aberrante attività amministrativa finalizzata alla persecuzione dei diritti e poi delle stesse vite degli ebrei. Documenti d’archivio, testi giornalistici dell’epoca e testimonianze sono utilizzati per ricostruire una memoria che altrimenti andrebbe persa, fornendoci alcune chiavi interpretative per capire gli atteggiamenti di indifferenza o addirittura di entusiasmo verso la persecuzione, o al contrario le scelte di soccorso verso i perseguitati, puntando in particolare l’attenzione su ciò che successe a Novara il 19 settembre del 1943, e sulle vittime di quegli arresti.
PROPOSTE DI LETTURA PER BAMBINI E RAGAZZI
È possibile raccontare la guerra e la Shoah ai bambini? E se sì, come? Anche in questo caso possono venire in aiuto a insegnanti e genitori che vogliono trattare il tema coi bambini i libri che raccontano storie di bambini e ragazzi vittime di guerra e persecuzione, per non dimenticare ciò che è stato e per imparare a riconoscere le inguistizie. Storie come Il violino di Auschwitz di Anna Lavatelli, che raccontano la storia di Eva Maria Levy, una ragazza come tanti, a cui viene tolto tutto ciò che ha, rimanendo con l'unico amico fidato: il suo violino, che dopo la sua morte racconta la sua storia e lancia un messaggio di speranza per il futuro. Oppure come La guerra di Becky di Antonio Ferrara, dove attraverso gli occhi della protagonista bambina, Becky Behar, scopriamo la terribile storia dell'Olocausto del lago Maggiore, una strage efferata compiuta dai soldati nazisti su uomini, donne e bambini inermi. Due libri tratti da storie realmente accadute.
LA STORIA DI UN VIOLINO SPECIALE SOPRAVVISSUTO ALLA SHOAH
Un racconto ispirato alla vera storia di Eva Maria Levy, che narra il dolore della tragedia di Auschwitz ma anche la solidarietà e l'amore per la musica, attraverso le vicende della giovane Cicci, una giovane ragazza ebrea, e della sua famiglia, vittima delle leggi razziali e del lager.
«Cominciò come un venticello senza importanza, che incattivì e diventò bufera. E niente fu più come prima. Niente.»
Il violino di Auschwitz di Anna Lavatelli, illustrazioni di Cinzia Ghigliano
Cicci ha tutto ciò che una ragazza possa desiderare: una vita bella e agiata, una famiglia che le vuole bene, tanti amici e una grande passione per la musica. Ma è ebrea e durante la guerra tutto cambia. Le rimarrà solo il suo violino, da cui non si separerà a nessun costo. Sarà proprio lui a raccontare, dopo un lungo silenzio, la lenta discesa di Cicci verso l’inferno del campo di concentramento di Auschwitz, dove dovrà suonare per le SS. Scoprirà però che la musica rende liberi. Un racconto commovente tratto da una storia vera.
Alla vera storia del violino di Eva Maria Levy che ha ispirato il libro di Anna Lavatelli è dedicato il volume:
L'ultimo testimone. Il violino della Shoah e la sua storia di Carlo Alberto CaruttiIl libro narra la storia del “violino della Shoah”, appartenuto a una famiglia ebrea e finito in campo di concentramento ad Auschwitz, e nasce con l’intento di difenderne l’autenticità attraverso vari documenti e una preziosa testimonianza. Ma, come scrive lo stesso Carlo Alberto Carutti, il libro è anche «occasione di indagine sugli esseri umani in un periodo grave della nostra storia, descrivendo le relazioni all’interno di una famiglia ebrea, mettendo in luce grandi prove di solidarietà anche da parte di esseri umani che non si conoscevano, e i rapporti strettissimi tra il mondo cattolico e il mondo ebraico».
LA PRIMA STRAGE DI EBREI IN ITALIA: LA STORIA DI BECKY BEHAR
La guerra di Becky. L’Olocausto del lago Maggiore di Antonio Ferrara, con illustrazioni dell'autore1943: per sfuggire ai bombardamenti su Milano, la piccola Becky e la sua famiglia si trasferiscono a Meina, sul lago Maggiore, dove il padre ha un albergo. Lì si sono rifugiate tante altre persone, tra cui molti ebrei fuggiti da Salonicco, e Becky fa subito amicizia con gli altri ragazzi, in particolare con Johnny, solare e ottimista. I giorni passano sereni e l’incubo della guerra sembra tramontato quando, l’8 settembre, la radio annuncia l’armistizio. Poco tempo dopo, però, un gruppo di soldati nazisti prende possesso dell’albergo, imprigionando Becky, la sua famiglia e gli altri ebrei in una stanza. È solo l’inizio di una terribile tragedia che segnerà per sempre il lago Maggiore: la prima strage di ebrei in Italia.
Le vicende storiche dellOlocausto del lago Maggiore sono approfondite nel volume:La strage dimenticata. Meina settembre 1943. Il primo eccidio di ebrei in Italia
Il volume ricostruisce la tragica vicenda della prima strage di ebrei in Italia, avvenuta 60 anni fa sulle rive del lago Maggiore, raccogliendo testi di storici e studiosi (di rilievo in particolare la prefazione di Roberto Morozzo della Rocca, docente di storia all’Università di Roma Tre) oltre a una toccante e preziosa testimonianza di una superstite dell’eccidio del settembre 1943.
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